Si vola sempre bassi con la saga di The Conjuring, con l’ennesimo film modesto e senza mordente che uscirà senza fatica dalla vostra memoria a massimo un mese dalla visione.




Pallido esordio registico di Gary Dauberman – sceneggiatore già dei precedenti due Annabelle, nonché del riuscito It – Annabelle 3 avrebbe anche avuto le carte in regola per distinguersi dagli altri film del Conjuringverse, prima tra tutte una buona idea di partenza, ma è vittima della sua natura “moderata”, quanto mai lontana dal concetto di orrore. La premessa, con la figlioletta dei coniugi Warren (paladini del paranormale protagonisti dei film principali della saga) affidata ad una babysitter la cui migliore amica risveglia inavvertitamente la malefica entità di Annabelle, apriva le porte ad ottime possibilità: un film divertente, ad esempio. Non comico o buffo, ma con il solo setting della casa e con delle protagoniste così giovani perseguitate da tutta una serie di pazzi spiriti, sicuramente ritmato e coinvolgente. Ma il ritmo è soporifero, con una sceneggiatura meccanica e prevedibile ed una lentezza infinita che come al solito serve a “caricare” il jumpscare. E, come al solito, due mostri fanno “BU!”, si spaventano tutti molto ma nessuno si fa male. Paradossale, dunque, il Rated-R che ha ottenuto in America, visto che si comporta come una puntata leggermente più spettrale di Piccoli Brividi. Non lo si può consigliare nemmeno per un sabato sera in leggerezza: rischiereste di addormentarvi, svegliati solo dagli improvvisi sbalzi di volume, per precipitare nuovamente nei vostri incubi, sicuramente più spaventosi.