Prima Call of Duty 4, poi due sequel ufficiali, quindi il remake e infine il reboot. La spina dorsale della serie FPS di guerra più famosa di sempre ha un solo nome: Modern Warfare. Non a caso Activision e le sue consociate nei momenti di crisi si sono rifugiate in un marchio che nei fan suscita immediata voglia di giocare e di mettersi alla prova. Il gioco tenta di approcciare tematiche molto forti e sentite dal panorama contemporaneo, come il terrorismo e il nuovo modo di concepire la guerra che esso ha comportato. Sul frangente narrativo, la campagna si classifica sicuramente tra le migliori offerte sinora dalla serie, grazie anche alla presenza di un cast di comprimari ben scritti, che ci fanno capire perché, persino per Call of Duty, sia importante avere dei personaggi che non siano soltanto dei volti senza una storia sulle loro spalle. L’esperienza di gioco dell’ultimo capitolo è tra le migliori che la saga di Activision abbia concesso da molti anni a questa parte. Un risultato raggiunto in larghissima parte dalla componente multigiocatore, il vero fiore all’occhiello del ritorno di Modern Warfare: divertente, varia e ricca di modalità di gioco.




 In ogni caso, in buona parte delle missioni che compongono la campagna, il gioco ci mette di fronte a situazioni particolarmente tragiche. Situazioni che rimangono impresse e che ci costringono, grazie alla loro crudezza e al loro impatto visivo, a vedere i conflitti sotto un’ottica diversa. La teatralità e la spettacolarità sono ancora lì, ma stavolta più che mai c’è spazio per gli orrori della guerra. Viviamo in prima persona (virtuale ovviamente) quelli che potrebbero essere gli effetti di un attacco terroristico su ampia scala per le strade di Londra con il coinvolgimento diretto dei civili, sperimentando il terrore di essere colpiti dove ci si sente più al sicuro. E ancora, vediamo madri che per difendere i loro figli imbracciano le armi venendo crivellate di colpi; miliziani che, per difendere la loro patria, sacrificano la loro vita. A un certo punto ci troviamo persino nei panni di una bambina che, con il fratellino a suo fianco, dovrà scappare dalle grinfie dell’esercito russo. Abbondantissima, ovviamente, l’offerta multiplayer che per gran parte del pubblico rappresenta il solo e unico motivo per l’acquisto di un qualsiasi COD. Le alternative non mancano, sia per chi ama gettarsi nella mischia in solitaria che per chi ama avere al suo fianco un compagno a cui guardare le spalle, sperando lui faccia altrettanto.




Deathmatch e Dominio sono modalità che non hanno bisogno di presentazioni, ma che in Modern Warfare sono esaltate da una morfologia delle mappe più varia rispetto agli ultimi capitoli. Niente più corsie preferenziali ma ambientazioni ricche di anfratti e vie alternative che però hanno lo svantaggio di essere terreno fertile per i maledetti camper.  Gli amanti delle guerre ad ampio raggio troveranno soddisfazione nella Guerra Terrestre, che in un primo momento si pensava essere una modalità Battle Royale. In realtà è il “pan per focaccia” che COD restituisce a Battlefield, mettendo in scena una guerra a 64 giocatori su un territorio vastissimo nella quale entrano in gioco anche i mezzi. A chi preferisce riunioni più raccolte consigliamo Scontro, una guerriglia che si consuma in veloci schermaglie 2 contro 2 caratterizzate da opzioni variabili. Concludono il panorama sovrabbondante dell’offerta ludica le modalità Attacco Informatico e Realismo, che si affiancano a quelle storiche già presenti nel menù. Infinity Ward aveva promosso un deciso passo in avanti per quanto riguarda la qualità grafica del gioco e così è stato. Dalle ambientazioni ai personaggi presenti nella modalità Campagna, tutto è realizzato con molta cura e nessun elemento è fuori posto. La software house ha avuto anche la capacità di mantenere la stessa qualità anche nel multiplayer, dove il numero di giocatori e di elementi è più elevato.