Bresciano per scelta, allenatore per vocazione, signore d’altri tempi: Azeglio Vicini, scomparso martedì sera in città dopo lunga malattia a 84 anni, è stato tutto questo. Per Brescia, un figlio adottivo tra i più amati, sempre arguto e cordiale. Per l’Italia calcistica, è stato invece il ct delle Notti Magiche del Mondiale 1990, quello giocato in casa, quando la sua Italia giovane e frizzante pianse lacrime amare nella semifinale persa a Napoli, ai rigori, contro l’Argentina.




Nato a Cesena ma a Brescia dal 1963, Azeglio Vicini è stato giocatore di buon livello con Vicenza e Sampdoria prima di legarsi alle rondinelle da atleta e da allenatore. Qui iniziò in panchina nel 1967-68, prima di entrare nel settore tecnico della nazionale. E’ stato il vice di Bearzot quando ha alzato la coppa nel 1982, ha guidato in prima persona l’Italia dal 1986 al 1991 conquistando due semifinali nel 1988 (Europeo) e nel 1990 (Mondiale). Sposato con Ines, vicentina, che conquistò con una caramella galeotta come raccontò nel libro “Una vita in azzurro”, pubblicato nel 2016, lascia la moglie, tre figli e tre nipoti. «Nella città della Mille Miglia ci rimarremo poco – disse Vicini alla moglie, come raccontato nel libro – sono a fine carriera dopo le 7 stagioni alla Sampdoria, si tratterà di una tappa di pochi anni prima di tornare al sole della Liguria». E’ iniziata invece una storia d’amore lunga più di 50 anni con «gente cortese e ospitale», che oggi senza il suo “mister” si sente un po’ più sola.

(Fonte – Il corriere della sera)