Il film Il grande spirito, di e con Sergio Rubini racconta la storia di Tonino (Sergio Rubini), un ladro sempre alla ricerca del colpo della sua vita. Quando durante una rapina in cui era stato relegato al ruolo di palo, l’occasione che aspettava sembra finalmente arrivata: il bottino finisce casualmente nelle sue mani e Tonino scappa con la refurtiva sui tetti di Taranto. Ferito e stremato, trova rifugio in una soffitta arredata come un appartamento, abitata da uno strano personaggio: Renato (Rocco Papaleo) che si è dato il soprannome di Cervo Nero perché si ritiene un indiano, parte di una tribù in perenne lotta contro gli yankee. Renato si rende conto di essere capitato nella vita di un pazzo, ma che è anche la sua unica àncora di salvezza: Tonino è ricercato da tutti, e forse la follia di Renato può aiutarlo anche in questo.




Fra i due nascerà un’intesa frutto dell’emarginazione, della solitudine e di un’insospettabile comune visione del mondo. Ha qualcosa della commedia il film del regista pugliese,  però, più che ridere si sorride, poi non si sorride più, e ci si immalinconisce un po’, poi di nuovo ci si rasserena, fino a quando non si fa strada la trepidazione, e precisamente nel momento in cui la quotidianità dei due outsider lascia il posto all’action. Sergio Rubini e Rocco Papaleo duettano perfettamente insieme. Una coppia ben assortita tra la tenera smemoratezza di Renato, un Papaleo sempre in parte – evidentemente a suo agio nei panni di Cervo Nero, un bambino troppo cresciuto, inadatto alla ferocia del mondo – e la crudezza e il sarcasmo sprezzante di Tonino, vecchio, sporco e cattivo. Così Renato è l’incarnazione degli Indiani d’America ai quali una vita serena e a contatto con la natura, liberi dalle logiche della “civiltà”, è stata negata, e Tonino è il bandito alla continua ricerca dell’oro, che rischia la vita per il vile denaro. Il grande spirito non è il miglior film di Sergio Rubini, ma è comunque la gradita conferma della sua originalità di sguardo, che gli consente di dribblare luoghi comuni e di non cadere nella retorica più stantia.