Il 16 gennaio 2018 John Carpenter gira la boa dei 70 anni, una ricorrenza importante per tutti coloro che negli anni Settanta e Ottanta hanno consumato voracemente il suo cinema ritmico, ossessivo e implacabile, che trasportava in aree urbane e periferiche gli eroi, i bounty-killer e i poveracci dei western di Sergio LeoneJohn Ford e Howard Hawks. Peccato che ormai calino le speranze di ritrovarlo dietro la macchina da presa. E’ più probabile, dopo la trionfale tournée dell’anno scorso, vederlo su un palco come esecutore delle sue splendide musiche o dietro le quinte come produttore esecutivo e supervisore di progetti altrui come il prossimo sequel di Halloween di David Gordon Green. Nel suo cinema sempre e inconfondibilmente di genere, John Carpenter è stato un autore a tutto tondo – sceneggiatore, compositore, produttore, montatore e regista – e il primo a parlare di un mondo globalizzato, incarognito, punitivo e coercitivo, di città-prigione e politici manipolatori, di alienazione e lavaggio del cervello, di fedi ingannatrici e inganni dei sensi, di un universo in cui sono da tempo caduti, se mai sono esistiti, i confini tra il bene e il male.




Sono talmente tanti i suoi personaggi che abbiamo nel cuore e che ci hanno segnato nel nostro percorso di spettatori e amanti del cinema di genere, che è impossibile sceglierne uno: l’immortale, spaventosa incarnazione del Male Michael Myers, l’antieroe di Distretto 13 Napoleon Wilson, il cinico Iena (Snake) Plissken di 1997: Fuga da New York (e trascurabile sequel), il MacReady del gruppo di uomini accerchiati dalla terrificante, mimetica Cosa (ancora Kurt Russell, corpo feticcio del cinema carpenteriano prima che di quello tarantiniano) o il John Trent (uno splendido Sam Neill) alle prese coi mostri lovecraftiani del metafilmico Il seme della follia? È insuperabile il dittico costituito da Essi vivonoIl signore del male, ma avremmo problemi a scegliere il più rappresentativo dei 18 film – le cui immagini trovate nella photogallery qua sotto – di questo grande fustigatore di costumi, pronto a ridere cinicamente coi suoi drifterapparentemente senza speranza, che riescono spesso a beffare il potere e a prendersi la propria rivincita.