Beth è un’adolescente introversa, con la passione per la scrittura e una venerazione per i racconti dell’orrore, che si sta trasferendo nella vecchia casa  ereditata dalla zia assieme alla sorella Vera e la madre. Nella notte due individui si introducono nell’abitazione e imprigionano le ragazze nella cantina, mentre la madre ingaggia una disperata lotta con gli assalitori, finendo per avere la meglio. Anni dopo Beth ha superato il trauma dell’aggressione ed è diventata una scrittrice di successo, ma una telefonata da parte della sorella, ormai impazzita dopo le sevizie inflittele, la spinge a tornare nella casa dell’incidente, dove Vera vive ancora con la madre. Lì scoprirà che sfuggire all’incubo non sarà stato così facile.




 Il quarto lungometraggio di Laugiers, aperto da un omaggio esplicito a H.P. Lovecraft da parte della protagonista, è un racconto crudo e violento sull’immaginazione e la fragilità della psiche umana, capace di mettere alla prova i nervi dello spettatore attraverso sequenze intense e colpi di scena, che però non convince appieno nella sua interezza. Il traino della vicenda è il rapporto tra i personaggi, fra le sorelle e il trauma che hanno vissuto, che restituisce al film i tratti di un horror psicologico, cosa su cui punta molto senza tuttavia incasellarsi in quella categoria, visti alcuni cambi di stile e di registro che si possono apprezzare tra le varie sequenze, con parti convincenti e angosciose, o capaci di far sobbalzare dalla poltrona, e altre meno coinvolgenti che finiscono per spezzare a volte il ritmo. La casa, ricolma di inquietanti cimeli e funzionale al suo scopo di catalizzatrice dell’orrore, funge da opprimente teatro ai movimenti e alle osservazioni di Beth, trascinandola, attraverso uno stile di regia che tende spesso a sovrapporsi al suo punto di vista, in un ambiente claustrofobico e ostile, senza però lasciare un’impressione indelebile nel suo complesso, nonostante la forte caratterizzazione. Nell’incedere del film, le idee valide alla base finiscono per risultare depotenziate dalla narrazione e dai suoi tempi, che non permettono la creazione di  un climax crescente né di un senso di tensione costante per buona parte della sua durata, andando a  soffocare l’efficacia di una trama costruita in modo attento, con elementi spiazzanti che trovano il loro naturale incastro nel procedere dell’intreccio. Il risultato, grazie al succitato buon amalgamarsi delle varie fasi del film, è buono ma viste le potenzialità sarebbe potuto essere più incisivo.