Nessuno si aspettava, pur considerato l’ottimo successo di critica e pubblico, che The Conjuring avrebbe dato il via ad un vero e proprio universo narrativo, più che ad una saga, e forse sarebbe stato meglio se non l’avesse fatto. Fin’ora si ha infatti avuto l’impressione che le intenzioni dei produttori non andassero oltre il mero sfruttamento del brand, con una serie di film di livello medio decisamente dimenticabili (i due spin-off sulla bambola Annabelle e The Nun).




La Llorona – Le lacrime del male, purtroppo, non fa eccezione. Il film ha come premessa una nota leggenda del folclore latino-americano, di cui esistono diverse variazioni a seconda del paese (in questo caso si è deciso di utilizzare la versione messicana). Per chi non la conoscesse, la leggenda de La Llorona vede protagonista una donna disperata che, dopo aver sorpreso il marito tra le braccia di una ragazza più giovane, perde totalmente il lume della ragione: la donna decide infatti di uccidere i suoi stessi figli, in quanto simbolo del suo legame con l’uomo, ormai macchiato indelebilmente dal tradimento. Resasi conto del gesto terribile, decide di togliersi la vita a sua volta, trasformandosi in uno spettro vendicativo a caccia di altri bambini da trascinare con sé. Si tratta di una leggenda davvero molto popolare, che viene tutt’ora utilizzata per spaventare i bambini e alla quale tantissima gente del posto crede davvero.




Ciò ci conduce al primo, grosso problema del film: regia e sceneggiatura non si impegnano minimamente nel conferire al racconto l’aura macabra e “folcloristica” di cui necessiterebbe, facendo sembrare il tutto l’ennesima ghost-story senza grosse peculiarità. Il ritmo del racconto è blando, mentre il mondo in cui vivono i protagonisti è noioso, messo su pigramente: se non ce lo dicesse la dicitura ad inizio film, il fatto che si tratti di un film ambientato negli anni ’70 passerebbe tranquillamente inosservato (tant’è che dal trailer è praticamente impossibile intuirlo). Almeno le sequenze horror, pur adagiandosi sulla comoda formula del jump-scare, sono ben congegnate (e ci mancava che non lo fossero). Nota di merito per la convinta prova da protagonista della talentuosa Linda Cardellini (vista recentemente anche in Green Book), che riesce ad elevare (anche se poco) uno spettacolo che viaggia decisamente sui binari della mediocrità.