Una grande sala da ballo, le storie dei clienti che si intrecciano un sabato sera. Una donna aspetta il suo uomo, sparito da anni senza dare spiegazioni. Un ragazzo e una donna matura si sono dati un appuntamento al buio. Un pugile fallito vuole riconquistare la bella cantante della band. Un ladro incontra una vecchia conoscenza, un maresciallo dei carabinieri, per fortuna distratto da una bella sconosciuta.




Quattro professoresse festeggiano una promozione, ma il loro snobismo irrita camerieri e avventori. Una coppia di settantenni gelosi, una cameriera dalla battuta pronta, una cartomante, e altri personaggi ancora animano la pista da ballo. Con le canzoni  irresistibili e nazionalpopolari al punto giusto (si va da “Tanz Bamolina” a “Ma che colpa abbiamo noi” e da “Maracaibo” a “24.000 baci”) che costituiscono un patrimonio culturale squisitamente italico, il film riesce a seguire un  numero considerevole di personaggi ed’intrecci senza far mai perdere allo spettatore il cosiddetto filo del discorso, e tutto questo è merito del regista. La pellicola è un director’s cut, ovvero si presenta in una versione così com’è stata pensata e realizzata dal regista, differente cioè, per montaggio e durata, rispetto a quella distribuita dalla casa di produzione cinematografica. È un film che sa d’Italia, dalle storie a (come detto prima) la colonna sonora. Non si affida a star sovraesposte La notte è piccola per noi – Director’s Cut, perché non subordina mai la storia agli attori e alle loro tirate. E’ un film contemporaneo e insieme senza tempo, magari non perfetto ma capace di conquistarci piano piano, lasciandoci, a fine visione, con la curiosità di conoscere i destini di ogni personaggio una volta chiusa la balera.