Una storia di Zerocalcare prima o poi doveva arrivare sul grande schermo, e quale storia migliore se non La Profezia dell’Armadillo? Tanti adattamenti hanno fallito: da film tratti da videogiochi, a blockbuster basati sui fumetti. E questo?




Cerchiamo di capire in due righe il fumetto: si racconta una vicenda unica, un filo orizzontale che parte dalle prime tavole, ma è anche un frammentato di mille microstorie di vita vissuta, per cui la trama principale viene messa spesso da parte. Protagonisti un ragazzo di periferia e la sua coscienza sporca (rappresentata da un’armadillo). Il fumetto ha un ritmo elevatissimo, dettato dai contenuti e dalle battute: si ride tanto, e si pensa ancor di più. Il film poteva essere questo, con una sapiente mano in cabina di regia, invece no: nessun esercizio di stile, molte battute tagliate, tante altre modificate, accorpate, ridotte. Certo, non era facile rappresentare al cinema una storia frammentata come quella del fumetto, infatti qui la trama orizzontale è molto più calcata, ma con un pizzico di follia e voglia di fare, poteva uscire fuori un film alla Edgar Wright (approccio abbastanza raro qui in Italia). Il protagonista qui è molto più serio, ma non per questo meno convincente: se dalle prime battute risulta diverso e quindi insoddisfacente, riesce poi a conquistare con scioltezza.




Nota di merito va a Castellitto (il figlio, non Sergio) nel ruolo dell’amico, dove risulta notevole nel mettere a frutto le tante battute dedicate al suo personaggio: il trofeo per le battute migliori lo porta a casa lui. E l’armadillo? C’è, e anche in carne ed ossa.
Interpretato da un favoloso (come sempre) Valerio Aprea, troviamo un armadillo artigianale, reale in scena, che spazza via idee pericolose come un disegno animato alla Roger Rabbit o una ricostruzione in CGI. Il film quindi non può essere paragonato al fumetto per il semplice fatto di non riprende la stessa idea di narrazione, scegliendo una strada difficile nella scrittura si, ma comunque mai difficile quanto poteva esserlo in una trasposizione fedelissima. Con qualche parte lentina, e una seconda parte che viaggia un po dove soffia il vento,  La Profezia dell’Armadillo non è cosi disastroso come si vociferava alla mostra di Venezia, ma non vi aspettate di trovare quella lontana, remota visione cinematografica che vi eravate creati in mente durante la lettura del fumetto.