Siamo cresciute con i cartoni dell’Ape Maia. Questa piccola ape pasticciona, un po’ ingenua ma molto simpatica e sempre allegra. Ed ancora oggi l’Ape Maia fa divertire i bambini. Graficamente è un po’ cambiata, rispetto ai cartoni che guardavamo noi negli anni ottanta. Dal 2012 il tratto artigianale del disegno è stato modernizzato dalla grafica computerizzata, ma lo spirito della storia e la caratterizzazione della protagonista sono rimasti fedeli alla serie televisiva originale.
Ha mantenuto la sua simpatia e tutta la tenerezza che conquista i bambini. Il 18 ottobre arriverà al cinema il secondo lungometraggio con le avventure della piccola ape: L’Ape Maia – Le Olimpiadi di Miele. Nel film c’è una maggiore cura nella definizione dei comprimari. Se la scalcinata squadra di Maia rimanda al circo discutibile di A Bug’s Life, la definizione degli antagonisti, con in cima la cattiva Violet, serve piuttosto bene la morale nella quale i bambini devono trovare la strada. La purezza della protagonista è superiore a ogni malignità, ma sacrificare la vittoria a onestà e lealtà non significa dimenticare i valori della sfida sportiva. Così impostato, Le olimpiadi di miele è un buon complemento a qualsiasi corso sportivo extrascolastico che un bambino sia spinto a intraprendere. Questa storia ci fa capire anche l’importanza di avere una seconda possibilità dopo un errore. Quel che rende particolarmente gradevole la narrazione è la leggerezza con cui Maia e i suoi amici volano sulle difficoltà, insieme alla naïveté del racconto e del segno grafico che, pur nell’evoluzione computerizzata, conserva dolcezza infantile e magia. Anche la regia funziona in velocità, e accompagna i nostri microscopici eroi attraverso un’avventura comprensibile ai più piccini, ma apprezzabile anche dai loro genitori.