Sono passati 10 anni da quella notte a Parigi. 29 agosto 2009. L’ennesima lite fra Liam e Noel Gallagher prima di un concerto mette la parola fine agli Oasis, la band che aveva segnato l’era rock della cool Britannia anni 90. Da allora i due fratelli si sono parlati solo per avvocati e quando lo hanno fatto via social la situazione è degenerata. «Alla fine tutto si concluderà per il meglio. Forse non in questa vita», commenta Liam, il front man. E se Noel, la mente, con l’ultimo album ha preso la via della sperimentazione extra rock, Liam garantisce la continuità con il mondo Oasis e la porterà anche sul palco con un tour che passerà il 15 febbraio a Roma e il 16 a Milano.




Dieci anni senza Oasis: le mancano? «Sono ancora dispiaciuto. Noel voleva fare il solista. Poteva dirlo. È orribile che mi abbia fatto passare per il colpevole. Solo adesso la gente inizia a capire che è lui lo str…, il disonesto. Sono contento della mia musica, ma avrei preferito che non ci separassimo».

Essere fratelli ha reso tutto più doloroso? «Anche Paul Boneahd e Tony McCarroll (usciti dagli Oasis nel 99 e nel 95 ndr) sono rimasti feriti. Forse non tanto quanto me, perché io e Noel siamo fratelli e mia madre ha dovuto affrontare tutto questo».

Che dice mamma Peggy? «Che siamo due stupidi, che siamo infantili. Avrà anche ragione, ma bisogna essere in due per ballare. Non puoi litigare da solo».

È appena uscito «As It Was», documentario che racconta la sua avventura post Oasis, dai momenti più duri alla rinascita legata alla consapevolezza di saper scrivere canzoni… «Non è che siccome la tua band si è sciolta, la gente smette di riconoscerti. Se non avessi fatto altra musica, quell’ombra mi avrebbe seguito per sempre. Con gli Oasis sapevo quale era il mio posto, non pensavo di fare il cantautore. Non ho mai voluto essere Bob Dylan. Anche se non allo stesso livello degli Oasis, penso che queste canzoni dureranno nel tempo».




Nelle immagini si capisce che c’è stato qualche problema con l’alcol…«Stavo attraversando un momentaccio con mia moglie e i miei figli, c’erano di mezzo gli avvocati. Non è che bevessi una bottiglia di Jack Daniel’s al giorno ma ho fatto dei casini e ho affrontato le conseguenze. Adesso siamo tutti felici e regna l’armonia».

Era depresso? «Direi di sì. Però non c’era da lamentarsi troppo: stavo in una bella casa, avevo molti soldi. C’è chi vive di elemosina».

La spesa più folle? «Probabilmente la cocaina. Ma già prima di essere con la band».

Nel documentario si vede mamma che vive ancora nella casa di quando eravate una famiglia working class… «Le ho anche comprato una bella casina subito fuori Manchester, ma non ci è voluta andare. Mi ha detto: “La mia vita è qui. La tua può cambiare, la mia voglio che resti uguale”. È lei che mi insegna come essere alla mano».

per il tuo carattere molti ti definiscono l’ultima vera rockstar.
Non credo di essere l’ultima, sicuramente sono la più importante, perché sto riportando il rock alle persone. Faccio quello che ha inventato Elvis: non è stato lui a creare il rock, c’erano quei tizi del blues, ma è stato Elvis a portarlo alle masse. Le persone, soprattutto i più giovani, vogliono che il rock ritorni a suonare, e io sono fottutamente bravo a far questo. Non voglio reinventare nulla, il rock e il punk non sono nati ieri, io voglio semplicemente far divertire le persone che si sono fatte il culo per pagare un biglietto per un concerto, farle saltare: questo mi rende felice. Ovviamente mi interessa vendere copie, ma non con la musica tipo Ed Sheeran o merda del genere: non è quello cerco, è irrilevante.

Nessun rimpianto per aver sciolto la band? «Non sono stato io a scioglierla, quindi no. Era Noel quello che si drogava e beveva. Tutto il casino è scoppiato perché pensava di meritare più attenzioni anche se è un omino. Già è piccolo di statura, ma quando salivo sul palco io, lui diventava piccolo così (indica il tappo di una bottiglia). Ha talento ma sbaglia a pensare che sia tutto incentrato su di lui».

Insomma, con Why Me? Why Not sei esattamente dove vorresti essere, facendo quello che hai sempre fatto. Perché, allora, hai spesso dichiarato che vorresti rimettere insieme gli Oasis?
Sai, nonostante tutto preferisco stare in una band. Nonostante ci siamo tirati addosso merda, amo quei ragazzi, amo le folle che abbiamo condiviso insieme. Gli Oasis erano immensi, e penso sia stato patetico il modo in cui ci siamo sciolti.

In che senso?
Credo sia stato come se Johnny Marr avesse gettato sotto un autobus Morrissey, o come se Paul Weller l’avesse fatto con i Jam. Noel mi ha gettato sotto un bus in corsa, non sarebbe mai dovuto succedere. Non sto dicendo che ho bisogno degli Oasis, mi piace quello che sto facendo ora, semplicemente non doveva succedere, almeno non in quel modo.

Con Paul, il primogenito, il legame sembra forte… «Siamo molto vicini. Fa il deejay prima dei miei concerti. Io penso alla mia famiglia».




Non sarebbe stato meglio fondare una band con lui allora? «Probabilmente sì, ma anche Paul ha un certo ego. Se fosse famoso e avesse tanti soldi, forse sarebbe uno str… pure lui».