Ambientata dopo gli eventi di The Defenders e ovviamente dopo la prima stagione di Luke Cage, questa seconda stagione ci mostra un Luke (Mike Colter) più uomo libero. Protegge il quartiere, tutti sanno chi è, e ama la sua fidanzata Claire Temple (Rosario Dawson). Sicuramente quindi un Luke diverso da quello conosciuto in passato. anche in Luke Cage 2 il filo conduttore è la musica. Cheo Hodari Coker, infonde di brani hip hop più o meno noti ogni episodio, ma non sempre fa piacere, anzi, a volte è sicuramente una scelta esagerata. Il Villain di questa stagione è inferiore a quello precedente, visivamente affascinante e riuscito ma di sostanza perde mordente dopo le prime battute fino a rendere ripetitiva ogni sua apparizione, compreso gli scontri con lo stesso protagonista: scazzottate anonime senza coreografia.



La superforza di Luke Cage non arriva a dovere, quando invece, forse, dovrebbe essere la cosa più divertente da vedere! Il materiale umano potenzialmente interessante che circonda Luke Cage, e che dovrebbe compensare le rigidità di Mike Colter, è mal sfruttato, rendendo cosi la serie in gran parte piatta e sicuramente non originalissima.

 Il lato “supereroistico” è abbastanza marginale: ragionando in termini di screen time, la maggior parte del tempo è sui conflitti interpersonali e più in generale, alla costruzione della mitologia dei personaggi. Si tratta però di un’arma a doppio taglio. Tredici episodi sono eccessivi per queste trame orizzontali, e alcune puntate centrali girano a vuoto, diventando ben presto noiose e ripetitive. Giusto nelle ultime puntante, se si riesce ad arrivare, la serie carica lo spettatore quel poco che serve per chiudere bene la serie. Alla fine forse, è proprio l’ultima puntata l’unica che merita davvero. Come Jessica Jones 2, anche questo seguito quindi, in gran parte ci ha delusi.