Diciamolo subito: Rabbia furiosa – Er Canaro e Dogman sono due film incomparabili, pur raccontando sostanzialmente la stessa storia: lo sono perché rappresentano due idee di cinema (due storie, di cinema) totalmente diverse. Trasportata la vicenda dalla Magliana al Mandrione, e dagli anni Ottanta ai giorni nostri, Rabbia furiosa non ha l’ambizione da fiaba nera di Dogman, ma cerca invece – anche apprezzabilmente – il ritratto sincero della borgata romana (di quella borgata sospesa, nel film, tra idealizzazione post-pasoliniana e neo-verismo venato di fantastico allucinato) e delle sue dinamiche. È l’amicizia squilibrata, malata, tra i due che subito colpisce. Fabio, gentile toelettatore di cani, subisce tutto ciò che Claudio gli impone, senza proferir parola. Interpretato da Riccardo De Filippis, noto per il ruolo di Scrocchiazeppi nella serie televisiva Romanzo criminale, Fabio, tuttavia, rispetto a Marcello Fonte di Dogman, mostra un maggior adattamento alla terra di nessuno dove vige la legge del più forte, provocando spesso l’ira del temibile Claudio.



Il film narrativamente parlando, passa per dei punti interessanti creando una buona escalation di rabbia (furiosa) nei confronti del cattivo. Nel momento della tortura, lo spettatore è emotivamente coinvolto, quindi contento. Funziona. Come, sempre nella scena della tortura, il regista narra la leggenda, mostrando le sue doti d’artigiano d’effetti speciali vecchie maniere: tutte quelle storie nel vero caso di cronaca vengono rappresentate, perfino lo shampoo al cervello. Gore, Splatter e inaspettatamente delizioso. Inaspettatamente perché oltre la trama, gli attori principali e gli effetti speciali il film è poca roba. Tecnicamente arcaico, una fotografia che non c’è, un montaggio non curato, e una regia che non arriva se non in pochissimi punti. Il regista è rimasto agli anni 80/90 e si vede. Detto ciò, Rabbia furiosa – Er Canaro è un film che nella sua non curanza di tantissimi aspetti, ma anche nella splendida messa in scena di violenza visiva, potrebbe diventare un cult negli anni: quel cugino strano di Dogman.