Primo film del celebre filone rape and revenge a portare la firma di una regista donna (la francese Coralie Fargeat), Revenge è un appuntamento senz’altro sfizioso se avete familiarità col genere, o se non disdegnate una cruda, viscerale storia di vendetta.



La protagonista del film, Jennifer, viene violentata da un amico del suo ricco amante Richard: quest’ultimo viene a saperlo, ma invece di schierarsi dalla parte della malcapitata, cerca di insabbiare l’accaduto e tenta anche di ucciderla.
Lei, contro ogni previsione (viene gettata da un Canyon e finisce infilzata da un albero), sopravvive e decide di vendicarsi. La premessa è piuttosto classica, ma ci sono delle trovate: se l’amante bello e ricco e l’amico maiale sono personaggi sfacciatamente cliché, risulta invece molto intelligente l’idea di dipingere la protagonista come una ragazza superficiale e disinibita, la tipica vittima di commenti alla “se l’è meritato!”, per poi vederla mutare in una macchina da guerra determinata e spietata nel giro di pochissimo. Serve a veicolare nel modo più diretto e brutale possibile un messaggio tanto semplice quanto – ad oggi – ancora incompreso da molti: nessuna “se lo merita”.

 Il problema, avendo invece altri personaggi così macchiettistici, è che il resto del film, se si escludono le esplosioni di violenza (a tratti, forse, anche fin troppo ostentata), scorre un po’ stancamente, con tempi piuttosto dilatati, riservandosi i colpi migliori per il (cruentissimo) finale. È un peccato, perché Jennifer è un bellissimo personaggio, e la sua metamorfosi viene rappresentata con impressionante precisione da una fantastica Matilda Lutz, attrice italiana di cui non si sente parlare abbastanza. La sua prova riesce ad elevare un film che avrebbe meritato un ritmo più sostenuto, ma a cui non manca qualcosa da dire.