Leonardo è un cinquantenne ostinatamente single che fa il giornalista di successo sul web occupandosi di alte tecnologie e ha una figlia di 15 anni, Yolanda, lascito di un matrimonio naufragato. Yolanda è stanca di vedere il padre nutrirsi di involtini primavera surgelati e crogiolarsi nel suo infantilismo regressivo, e pensa che la chiave di volta possa essere una relazione stabile. Per metterlo di fronte ai suoi innumerevoli fallimenti in materia sentimentale Yolanda decide di mandare a tutte le ex di Leonardo un sms che dice: “Sono cambiato. Riproviamoci!”.




E le sue ex rispondono, ognuna secondo la propria modalità. Per una volta Pieraccioni evade dal rigido schema su cui aveva fondato le sue opere precedenti, quello del singolo rapporto uomo-donna, e cerca di spostarsi sulla rappresentazione corale, provando a gestire una consistente schiera di donne, come fece ne “Il Ciclone” e “Fuochi d’Artificio”.

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È però negli sketch al maschile che il film regala i migliori guizzi comici. In particolare, divertentissima è la complicità tra Pieraccioni e Vincenzo Salemme, che regala un cameo in cui verrebbe da chiedersi se i due non funzionerebbero alla perfezione come coppia fissa. C’è tanto di autobiografico in questo Se son rose…, film che per stessa ammissione del protagonista potrebbe essere l’ultimo a parlare di donne ed amore. Se son rose è la riflessione di un Peter Pan sulle proprie responsabilità nei fallimenti sentimentali collezionati nel tempo, ma anche sulla fragilità strutturale di una generazione maschile autocompiaciuta e programmaticamente immatura. Con un po’ di coraggio in più Pieraccioni potrebbe uscire dalla dimensione fintamente fanciullesca ed entrare con successo in quella cinico-romantica.