Esistono due tipi di fan di Star Wars: quelli che hanno “ingollato” Il risveglio della forza come una medicina miracolosa contro spasmi e tremori da Sith dopo l’astinenza durata dieci anni, e quelli che non c’hanno visto che un blando rimedio alla carenza generale di originalità, continuando a preferire la trilogia prequel diretta da George Lucas a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio. 
Mark Hamill appartiene alla seconda categoria.




 

In una recente intervista, rilasciata in occasione dell’uscita in sala di Gli ultimi Jedilo storico interprete di Luke Skywalker ha dichiarato:

“Penso che il più grande pregio dei prequel sia la diversa tecnologia che non avevo mai visto prima. Tutta quella CGI. E il fatto che (George Lucas) non stesse cercando di replicare l’esperienza precedente”.

Come invece fa Abrams nel primo, ammiccante capitolo della trilogia sequel, con “quella ragazza da un pianeta diverso, la Morte Nera, la scena della Cantina”.

Facendo eco ad alcune precedenti dichiarazioni del regista stesso, Hamill riconosce però che: “(Abrams) naturalmente stava cercando di riprendere quello che tutti amavano della trilogia precedente. Ed è un ragionamento diverso da quello fatto da Lucas”. Ammettendo in questo modo l’esistenza di un terzo tipo di fan: il malato immaginario, l’intollerante comprensivo.