Natalia Estrada compie 46 anni oggi. 

Dopo aver esordito nel mondo dello spettacolo, in televisione, conducendo Il gioco delle coppie insieme al marito Giorgio Mastrota, ha raggiunto il successo con il film Il ciclone di Leonardo Pieraccioni (1996), che le ha garantito una grande popolarità in particolare nel 1997. In quegli anni ha anche tentato una carriera musicale pubblicando un EP e un album, che però non hanno ottenuto successo. Tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila ha condotto numerosi varietà di Canale 5 come Il quizzone e La sai l’ultima?; in particolare, ha condotto questo programma per numerose edizioni, dal 1998 dal 2003, al fianco di diversi conduttori tra cui Gerry Scottie Gigi Sabani.

Successivamente alla sua partecipazione alla sit com Il mammo di Enzo Iacchetti e a una parte nel film Olé di Carlo Vanzina, la sua presenza sul piccolo schermo è notevolmente diminuita.




Dal 2004 si dedica all’equitazione. Mesi fa in una lettera a DIPIU’ha spiegato i motivi del suo abbandono dalle scene.




A casa non ho la televisione, non vado in città a prendere aperitivi o a fare la spesa. Vivo in campagna con cani, cavalli e bestiame e non ho bisogno di vacanze perché cerco di godere ogni giorno delle soddisfazioni che mi offre questa mia scelta di vita. Nei fine settimana, mio marito e io ci spostiamo per l’Italia tenendo corsi di equitazione e lavorando con il bestiame”.

 “È difficile farlo capire ma è così. Non ho foto, se non a cavallo… Non ho mantenuto alcun legame con il mondo dello spettacolo. Mi piace raccontare ai bambini l’importanza della campagna e delle tradizioni degli antichi cavallerizzi: dai vaqueros spagnoli ai butteri italiani, fino ai cowboy americani. Sono persone che tuttora trascorrono la vita a cavallo, in mezzo alla natura. Ed è proprio per questo che non voglio e non posso dare un’ immagine che non mi corrisponda”.




Con questo cambio di rotta è arrivata per lei la felicità e oggi si sente libera dai condizionamenti e dai giudizi:

“[…] montare a cavallo non è come dire nella danza “faccio la soubrette”. È troppo superficiale, troppo semplicistico. Mi auguro che qualcuno, pur non avendo contatto con i cavalli, riesca a capire quanta cultura e ricchezza ci sono nell’andare a cavallo, nel praticare l’equitazione, così potrei smettere di dovere spiegare e quasi giustificare come è la mia quotidianità”.





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