Tanti auguri a uno degli eroi della famosi notti magiche di Italia 90 che, alla luce di quanto avvenuto recentemente, ci manca moltissimo.

Il nostro Toto compie 53 anni. Ripercorriamo la sua carriera.

Nel 1989 venne ingaggiato dalla Juventus per 6 miliardi di lire. Esordì in Serie A il 27 agosto nella partita in casa del Bologna (1-1). Nella sua prima stagione in bianconero conquista subito il posto da titolare, e realizza 15 gol in 30 partite di campionato, contribuendo in maniera decisiva al doubledel club torinese nella Coppa Italia e nella Coppa UEFA, vinte superando in finale, rispettivamente, Milan e – nella prima finale di coppa europea tutta italiana – Fiorentina. La sua ottima annata convinse Azeglio Vicini a convocarlo al successivo campionato del mondo 1990 da giocarsi proprio in Italia

Dopo la rassegna iridata giocò altre due stagioni coi bianconeri, andando tuttavia incontro a una pesante involuzione e trovando poche volte la rete. L’11 novembre 1990, al termine di Bologna-Juventus, Schillaci minacciò il giocatore rossoblù Fabio Poli (che durante la partita lo aveva provocato) al momento di uscire dal campo, dicendogli: «Ti faccio sparare». Il gesto, che scaturì una serie di polemiche, fu ricordato così da Schillaci: «Avrei dovuto contare fino a dieci. Ma lui mi aveva provocato con uno sputo e io non ci ho visto più. Ho sbagliato ma mi hanno massacrato come fossi stato un killer».





 

Schillaci stringe in mano il trofeo della Coppa UEFA 1989-1990 vinta in bianconero

Ai cori discriminatori contro di lui si aggiunse la lite con Roberto Baggio, suo compagno in nazionale. Schillaci ricordò così questo gesto: «Nella Juventus e in Nazionale siamo diventati amici. Dividevamo la stessa camera, lui parlava poco, io niente. Eppure, nonostante questo, una volta facemmo a cazzotti: anzi, fui io a rifilargli un pugno. Si è trattato veramente di una stupidaggine. Eravamo nello spogliatoio della Juve. Roberto stava scherzando con me, ma si lasciò prendere la mano e lo scherzo divenne pesante. Io reagii in quel modo e me ne pentii subito. Per fortuna, la cosa si chiuse lì».




Alla fine della stagione 1991-1992, con l’arrivo di Gianluca Vialli in rosa, Schillaci trovò sempre meno spazio fino a decidere di lasciare il club torinese; una scelta, a detta dello stesso Schillaci, facilitata dal fatto che la dirigenza juventina non vide di buon occhio la contemporanea separazione dalla consorte: «La società non mi perdonò la decisione di separarmi da mia moglie. Non dovevo farlo, così, senza tanti riguardi, mi vendettero».

Nella stagione 1992-1993 passò per 8,5 miliardi di lire all’Inter. Schillaci ricordò con grande entusiasmo il suo trasferimento da Torino a Milano: «Ho ottenuto il massimo, sognavo la maglia nerazzurra e avrei accettato di restare fermo se non fossi riuscito a raggiungerla. I soldi non sono tutto. […] Riparto da zero a 27 anni e cerco una rivincita».[3] L’esordio con il club nerazzurro è nella gara Inter-Reggiana (4-2) in Coppa Italia, in cui segnò il suo primo gol con la nuova maglia.




 

Schillaci in azione all’Inter nell’annata 1992-1993



Con l’Inter, con cui giocò due stagioni siglando in totale 11 gol in 30 partite, vinse un trofeo, la Coppa UEFA, superando in finale gli austriaci del Salisburgo. Riguardo quest’esperienza, il centravanti siciliano affermò che i suoi inizi a Milano furono buoni (e i rapporti con il presidente Ernesto Pellegrini ottimi) ma che la mancanza di continuità e i problemi fisici gli impedirono di «sfondare».

Nel 1994, prima del termine della stagione in Italia, si trasferì in Giappone nelle file dello Júbilo Iwata che gli aveva proposto un ottimo contratto economico. Schillaci divenne il primo calciatore italiano a militare nel campionato giapponese; i nipponici gli fornirono un interprete, un autista personale 24 ore su 24 e una bella abitazione. Al suo esordio con il club giapponese, Schillaci segnò il suo primo gol nella vittoria per 2-0 contro il Kawasaki Frontale.Il 9 giugno 1994 venne squalificato per due giornate per aver insultato l’arbitro che aveva diretto l’incontro fra Júbilo Iwata e JEF United. Nel 1997 vinse con la sua squadra la J. League, ma subì anche un serio infortunio che lo relegò definitivamente lontano dai campi di gioco, fino al ritiro ufficializzato nel 1999.




Con la maglia del Júbilo Iwata segnò in totale 56 gol in 78 partite. Il giocatore italiano ricordò così la sua esperienza giapponese: «Quando arrivai lì trovai un entusiasmo contagioso. Per loro lo Schillaci del mondiale non era mai finito e dimostrai con i miei gol quanto era forte il connubio: entusiasmo uguale impegno in campo e palla in fondo al sacco».

In carriera ha totalizzato complessivamente 120 presenze e 37 reti in Serie A, e 105 presenze e 39 reti in Serie B.

FONTE WIKIPEDIA