La storia di Mark Renton, Sick Boy, Francis Begbie e Spud potrebbe presto avere un seguito: uscito nel 1996 e diretto da Danny Boyle, il film Trainspotting, tratto dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh, ha raccontato la realtà dei giovani di Edimburgo ed è riuscito a colpire il grande pubblico diventando un vero e proprio cult degli anni ’90. Nel 2017 il successo è stato bissato con Trainspotting 2, il sequel tratto dal romanzo Porno dello stesso autore, grazie al quale i protagonisti sono tornati sul grande schermo, interpretati dagli stessi attori, per raccontare ciò che è accaduto 20 anni dopole vicende del primo episodio.




Adesso Irvine Welsh sta pensando di tornare a lavorare con Boyle per realizzare Trainspotting 3, l’episodio conclusivo di una trilogia. A rivelarlo è stato lo stesso scrittore scozzese: “Se pensi al Padrino III, a Terminator III, ti viene la tentazione di realizzare la Santissima Trinità – ha detto in un’intervista a Anything Goes per poi scherzare sull’amico regista – potrebbe tirar fuori lo spirito cattolico nascosto di Danny”.

Abbiamo avuto bisogno di molto tempo per sviluppare il materiale per realizzare il secondo film – ha continuato Welsh – saranno tutti in una casa di riposo per quando avremo completato il materiale per il terzo film. Dovremmo muoverci abbastanza velocemente ma confermo che è qualcosa che sarebbe davvero molto interessante per me”.




Il celebre autore scozzese, inoltre, vorrebbe realizzare anche uno spin offbasato sul romanzo The Blade Artist, opera uscita nel 2016 che racconta la storia di uno dei personaggi di Trainspotting, Francis Begbie, “l’artista del coltello” per l’appunto. “Quello che vorrei davvero girare è un film a sé stante sul personaggio di Begbie – ha spiegato Welsh – un semplice film di 90 minuti in cui Robert Carlyle (l’attore che ha interpretato il personaggio in questione in Trainspotting ndr) dà di matto”. A proposito di The Blade Artist, in un’intervista di qualche anno fa a Time Out l’autore ha spiegato: “Penso che sia un romanzo molto cinematografico. È davvero molto immediato, ha una struttura divisa in tre atti non molto pieni, è molto più di genere rispetto ad altre storie di Trainspotting”.