Massimo Cecchetto, storico conduttore e deejay di Radio Deejay ha voluto raccontare alcuni aneddoti sul suo lavoro negli anni 80 a Sorrisi.it. 

Dopo 40 anni è ancora il tormentone dei tormentoni in decine di villaggi e miniclub.
«Da disc jockey volevo fare un pezzo dance tutto mio, ma ero stonato. Così ho creato un gioco sul mio supporto preferito, il disco. E trovo che sia naturale che un gioco duri più di una canzone».

Ai suoi figli dà mai consigli “da produttore”?
«Per due ragazzi cresciuti immersi nella musica è impossibile non appassionarsi, ma io li lascio andare liberi. Consigli non ne voglio dare, ma pareri sì. E poi che facciano con la loro testa».

Lei lanciò anche Amadeus, è contento del suo successo a Sanremo?
«Il nostro era un laboratorio (parla di Radio Deejay, fondata da Cecchetto nel 1982 e da lui diretta fino al 1994, ndr) ed è bello vedere che le persone che hanno lavorato con me hanno imparato così bene. Gli avevo augurato di condurre tre Festival, proprio come quelli che ho fatto io».

Ha dei consigli in vista del prossimo Sanremo?
«È proprio come con i figli: consigli non ne do, ma per un parere ci sono sempre».

Insomma, esiste una formula per il tormentone perfetto?
«È come chiedere alla Coca-Cola la formula della Coca-Cola: se anche la conoscessi, non ve la direi (ride). Ma una cosa è certa: il tormentone è come il tartufo. Se tutti sapessero dove spunta, tutti lo troverebbero. E non avrebbe più valore. Noi produttori dobbiamo essere così: dei bravi cani da tartufo».