Dietro all’immenso sorriso di Renzo Montagnani (Amici Miei tra i suoi film più importanti) si nascondeva una dolorosa ed immensa tragedia di cui non tutti sapevano. A parlarne è Walter Veltroni, sul Corriere della Sera, ripercorrendo la storia segreta di uno degli attori più amati dal pubblico e purtroppo anche sottovalutati dalla critica italiana. Simbolo delle commedie sexy degli anni 70 accanto ad attrici come Edwige Fenech o Barbara Bouchet, ma anche grande attore di teatro, Montagnani era percorso da una tristezza insopprimibile, sempre presente, anche quando faceva ridere tutti. 

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Come riferisce l’articolo, essere poco considerato è stato cruccio della sua vita. Quello stesso che ha rivelato in un intervento addolorato in un convegno di attori nel 1977:

«Io mi ritengo l’ultimo in graduatoria, anche se venisse fuori qualcun altro nuovo, io resterei sempre l’ultimo. Un critico, un giorno, ha scritto di me “attore da bordello”… Io ho sofferto tanto perché non mi sento affatto un attore da bordello, mi sento un attore che ha alle spalle ventiquattro anni di professione seria…».

(Clicca qui per leggere l’imbarazzo di Renato Pozzetto con Edwige Fenech in “La Patata Bollente”)

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LA TRAGEDIA DEL FIGLIO

C’è una sconvolgente verità nascosta, nella vita e nelle scelte lavorative di Renzo Montagnani. Lui girava quei film, che rispettava ma non amava, soprattutto per ragioni economiche. Doveva pagare le spese di cura per suo figlio malato, quell’unico figlio che amava e che lo faceva star male. Il teatro non gli avrebbe mai fornito tutta quella quantità economica che uno solo di quei film sapeva garantire.

«Per come ho vissuto, certe cose gliele avrei trasmesse, a mio figlio. Gli avrei insegnato la dolcezza, per esempio. E a piangere, a commuoversi, a comprare un mazzo di fiori…».

Nel 1963 la moglie dell’attore, una ballerina delle Blue Bells, gli regala il figlio che volevano, Daniele. Ma il bambino non riesce a uscire dal ventre della madre e i medici usano il forcipe. Non sa parlare e per tutta la vita questa sua impossibilità di esprimersi determinerà in questo ragazzo bellissimo, alto e biondo, la furia di una violenza incontrollabile. Fragile e disperato, Daniele cresce bisognoso di molte cure e ricoveri costosi. Morirà nel 2004, a 41 anni, di tumore, come il padre. Che è scomparso nel 1997, sette anni prima di Daniele a 67 anni. 

22 maggio 1997. Muore Renzo Montagnani. | TGFuneral24

 

Dice di lui la Fenech: 

“Lui ha sofferto per non aver fatto una carriera diversa, pensava di meritare di più. Diciamoci la verità: gli davano soddisfazione i ruoli più colti. Gli volevo molto bene, era un uomo di estrema sensibilità. Era capace di piangere o di commuoversi per i gesti di affetto nei suoi confronti. Voleva molto bene a mio figlio, che allora era piccolo. Lo trattava da grande, come fosse un suo amico. Renzo aveva un fondo di tristezza. Amava enormemente Daniele. Mi parlò della situazione di suo figlio, ma lo faceva poco, con grande sofferenza e facendo forza alla sua discrezione. Sentivo che per lui era una cosa terribile. Era un padre pieno di amore e di dolore. Renzo era un orso buono. E nonostante il suo fardello di dolore, con lui non si smetteva di ridere mai.”

FONTE CORRIERE