In un’intervista al Corriere della Sera, Ricky Memphis ripercorre la sua storia personale e professionale con la consueta ironia, parlando di famiglia, soldi sperperati, amicizie celebri e di un rapporto complicato con se stesso. Il racconto parte dall’inizio, dal nome:
“Papà voleva chiamarmi Benito”.
La madre, invece, scelse Riccardo. Decisero di affidarsi al caso, estraendo un bigliettino:
“Lui barò: su nove bigliettini scrisse Benito. Alla fine uscì Riccardo. Un segno del destino. Ma lui mi chiamava lo stesso Benito“.
La carriera comincia con la poesia e poi con la televisione. Al Maurizio Costanzo Show arriva grazie a un articolo che colpisce il conduttore:
“A Costanzo devo tutto. Se per caso gli stavi antipatico eri finito”.
Per anni Memphis viene identificato con ruoli di borgata, il “coatto“:
“Culturalmente vengo da lì, ma non mi sono mai sentito un vero coatto. Per esserlo devi essere molto sicuro di te e io non lo sono mai stato”
Poi c’è il rapporto coni soldi, arrivati tardi e spesi male:
“Avevo la fissa degli alberghi a cinque stelle perché non me li potevo permettere. All’Hilton prenotai la suite Napoleone. Ho comprato un centinaio di stivali da cowboy. Quelli in pelle di serpente, bicolori, neri che sfumavano in bianco sulla punta. Me li feci portare dal Messico”.
Non nasconde neppure i suoi eccessi personali:
“Bevo troppo e mangio troppo. Poi mi metto a dieta e fallisco. Appena vedo i risultati mi dico: ‘Beh, mò famme magnà un po’”. Le sbronze? “Un milione. Da quando ho figli è capitato una volta sola. Non voglio farmi vedere così”.
Tra i rapporti più solidi c’è quello con Raoul Bova. Alla domanda sullo scandalo che lo ha coinvolto, Memphis risponde senza esitazioni:
“Non penso niente e non dico niente. Solo che l’infamità della gente non ha più confini. Lui è un santo, glielo giuro. Era corteggiatissimo, ma lui niente. Di ferro”.
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