Oggi, 14 febbraio 2024, sono passati 20 anni esatti dalla morte di Marco Pantani. Il 14 febbraio 2004 moriva il Pirata all’Hotel Le Rose di Rimini. Lo ricorda al Corriere Davide De Zan, ecco un estratto dell’intervista:

È giusto dire che Pantani non sia mai stato dimenticato?

«C’è di più: ovunque vedo che sta crescendo la consapevolezza dell’ingiustizia a cui è stato sottoposto. Mi viene da dire che la giustizia popolare abbia superato quella ordinaria e a distanza di anni sono in tanti ad avere cambiato opinione su Marco, capendo cosa è accaduto nel 1999 a Madonna di Campiglio. Allo stesso modo è fragilissimo il pilastro dell’indagine sulla morte ovvero che nessuno sia entrato né uscito dalla stanza di quel residence».

In passato lei ha parlato di un uomo ucciso due volte.

«Ne sono sempre più convinto ma purtroppo si sta arrivando solo adesso a un adeguato grado di consapevolezza. Ora in tanti vedono sotto la giusta prospettiva quella maglia rosa che Marco ha difeso con onore e che gli è stata strappata: era e sarà sua per sempre. Sono serviti anni di sofferenza ma almeno questo è un gesto di conforto per la mamma Tonina, il papà Paolo e la sorella Manola. Nulla però renderà giustizia a quel ragazzo perduto che meritava tutto l’affetto del mondo». 

Se nel 1999 dopo pochi giorni di sospensione Pantani fosse andato al Tour de France, la storia sarebbe stata diversa? 

«Abbiamo provato in tanti a convincerlo a partire per la Francia ma la ferita aperta nel suo animo a Madonna di Campiglio non era rimarginabile. Marco sapeva di avere subito un’ingiustizia troppo grave e non per la competizione persa ma per la dignità calpestata. Era stato trasformato da re a reietto in pochi minuti. Sapeva di essere innocente, che i suoi esami erano stati manipolati e di pagare un prezzo altissimo per qualcosa che non aveva fatto. Per l’animo di una persona giusta è stato devastante e ha innescato una spirale da cui non è mai più riemerso».

FONTE CORRIERE