Ospite a “Tintoria Podcast”, Ambra Angiolini passa al setaccio la sua carriera, cominciata quando era ancora minorenne e poi esplosa definitivamente a Mediaset negli anni Novanta, con il programma “Non è la Rai”. Proprio in riferimento a quel periodo, Angiolini ha smontato lo stereotipo presentato da uno dei due conduttori, rivelando di non aver mai fatto uso di droghe:
“Le droghe in Mediaset negli anni Novanta? Non c’era niente di tutto questo, eravamo super controllati. Lì non ho mai visto niente”
Ad impedirlo sarebbe stata l’età delle giovanissime protagoniste dello show di Mediaset, tra cui anche la stessa Ambra, che all’epoca aveva meno di 18 anni:
“C’era molta attenzione proprio perché avevamo anche il tribunale dei minori e tutta una coda di controlli che ce lo impedivano”.
Erano le storie che si raccontavano su quei personaggi, aggiunge l’attrice, ad essere più interessanti di quanto era invece la realtà:
“Anche io ero più interessante nelle chiacchiere degli altri di quanto ero in realtà nella vita: una persona disagiata come tanti”
L’esordio televisivo è arrivato agli albori degli anni Novanta, quando Ambra fu selezionata per il programma “Bulli e Pupe”:
“Avevo 14 anni, ero piccola, non sapevo nulla della televisione”.
La partecipazione alla trasmissione, però, la portò ad entrare nell’universo televisivo Mediaset, che proprio in quegli anni stava lanciando un altro programma di intrattenimento chiamato “Non è la Rai”:
“Mi passarono lì per una specie di prolungamento, non c’era nessuna luce o investimento su di me. La svolta è arrivata grazie ai miei capelli. Quando Gianni mi vede per la prima volta con i capelli ricci, iniziamo a dialogare finché non mi trova un gioco da fare (“il gioco dello zainetto”, ndr)”.
Negli anni, lo storico programma Mediaset, però, è sempre stato molto criticato da una parte dell’opinione pubblica. Proteste che, oggi, con i social, sembrano essere ancora più serrate:
“Le critiche c’erano pure allora. Il programma in sé, rispetto a quello che vediamo oggi, era un programma di ragazzini che ballavano sul palco. Se poi da casa ti piglia il demone è un altro discorso. Ma di base quello che vedevi era un contesto fasullo, non era un programma sessualizzato. Noi non eravamo costrette a farlo accadere. Ho avuto un richiamo dalla Chiesa perché dicevano che probabilmente ero posseduta dal demonio: c’era scritto che potevo essere scomunicata se avessi continuato. Ho pianto tanto lì”
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