Il 16 Febbraio uscirà in Italia “Autobahn”. Macchine, sparatorie, amore e macchine: più o meno la descrizione del film finisce qui. Diciamo che in linea di massima non è un buon film, ma non è neanche completamente da buttare per vari motivi. Partiamo dal lato che ingolosisce di più: il cast. Nicholas Hoult, Ben Kingsley, Felicity Jones e Anthony Hopkins. Due le ricordi, e due le vivi (semicit.). Ovviamente se Hoult e Jones sono la coppia d’innamorati, che mettono la faccia per i protagonisti della sceneggiatura, il meglio lo troviamo in Kingsley e Hopkins che alzano notevolmente il livello del film quando sono in scena. Quasi che firmano la presenza per divertimento; non a caso i ruoli sono molto sopra le righe, e vederli insieme ti fa staccare momentaneamente dal film complessivo aprendo le porte ad un film nel film dove ci sono due attori di un certo calibro che se le danno a parole: poi cambia scena e scende l’entusiasmo. Secondo aspetto del prodotto da non sottovalutare: le scene d’azione. Ora entriamo nel vivo: un film del genere deve funzionare soprattutto nelle scene d’adrenalina e “Autobahn” ci riesce. Sequenze, coreografie e scenari (anche molto particolari) ottimi. E allora perché non dovrebbe essere un buon film? Per colpa delle azioni dei personaggi, dal protagonista al poliziotto più infimo, e per colpa delle forzature narrative. Da piccoli, quando si giocava con i pupazzetti, succedeva di tutto pur di far sopravvivere l’eroe della situazione: c’era un esplosione? In qualche modo si salvava. Cascava da un palazzo? Trovava un modo per aggrapparsi all’ultimo. Ecco, con le dovute restrizioni è quello che succede al protagonista. Certe scene vanno bene nei film anni 90 di Steven Segal, ma se cerchi di dare un’atmosfera realistica al film nei primi 20 minuti, non puoi spingere lo spettatore a  giustificare quello che succede con la frase più denigratoria sul cinema: “è vabbè, è un film”. No, sta frase non si può dire, o meglio, è da considerare come commento negativo. Faccio un esempio pratico: scena d’azione. A fine corsa, la macchina del protagonista finisce sopra la macchina della polizia. Lui stando sopra riesce ad uscire e si butta giù. Vediamo dietro a lui i poliziotti dentro la macchina che sbattono contro il finestrino ma non riescono ad uscire poiché una piccola parte della ruota della macchina sopra, blocca la parte superiore della portiera della loro macchina. E lui se ne va. Ora immaginate una successione di questi piccoli dettagli sparsi per tutto il film. Arrivi alla fine che dici:” questo non ha fatto nulla, è il fato che l’ha salvato” perché è cosi, ma è troppo. A lui va tutto bene, e agli altri no. Quindi per chiudere, “Autobahn” è un film riuscito a metà, con ottime sequenze incastrate in una serie d’eventi al limite del reale che smorzano quello che che di buono si cerca di costruire. D’altronde poi è l’unico modo in cui può piacere, con il cervello acceso a metà.