“Indiana Jones e il tempio maledetto” è il secondo capitolo della saga cinematografica di Indiana Jones, diretto da Steven Spielberg su un soggetto di George Lucas.

In questa seconda avventura  l’archeologo Indiana Jones si trova alle prese con la setta dei sanguinari Thugs di salgariana memoria, che commettono nel loro tempio sotterraneo ogni sorta di malvagità.


 




Il film uscì nel 1984, tre anni dopo il successo del primo capitolo. Fin dalle prime discussioni riguardo a Indiana Jones, George Lucas espresse l’intenzione di produrre una trilogia e richiese da parte di Steven Spielberg l’impegno a dirigere tre film. Il primo episodio della saga, I predatori dell’arca perduta (1981), era uscito nelle sale cinematografiche solo da un paio di settimane quando si cominciò a progettarne il sequel, che poi di fatto si rivelò essere un prequel, essendo ambientato un anno prima del precedente film, ovvero nel 1935. 




Un secondo capitolo più dark

Non esisteva un soggetto già pronto, ma c’erano diverse sequenze ideate per I predatori e non utilizzate per sovrabbondanza di materiale, da poter recuperare, in particolare quelle del rafting sul fiume e dell’inseguimento in miniera. Lucas pensò che per differenziarsi dal primo film, questo dovesse avere un tono più cupo, riproponendo in maniera analoga il rapporto fra Guerre stellari e il successivo L’Impero colpisce ancora, e scelse quindi come tema il sanguinario culto della dea Kali da parte della setta dei Thugs. Ma, per sua stessa ammissione, fu probabilmente influenzato dall’essere in un periodo negativo dal punto di vista personale, impegnato nel proprio divorzio, e il risultato finale fu più dark delle intenzioni, per quanto questo non si fosse evidenziato durante le riprese.

A controbilanciare la cupezza complessiva, ci si poté permettere di iniziare il film con una sequenza d’apertura musical, un’idea di Lucas in omaggio a un vecchio desiderio di Spielberg e di giocare con un generale goofy humour, un umorismo piuttosto grossolano, rappresentato dalla scena del banchetto, per il quale vennero immaginate le peggiori pietanze possibili, da quella dei cunicoli pieni di insetti e da quella della stanza con il pavimento e il soffitto ricoperti di spuntoni, quest’ultima la preferita dell’intero film per il regista.




Il cast, tra infortuni, innamoramenti e camei di prestigio

Harrison Ford, in forma perfetta per affrontare un ruolo che richiedeva apparisse a torso nudo per un’ampia parte del film, malgrado l’ampio utilizzo di controfigure subì un infortunio fisico (com’era già accaduto durante le riprese del primo film della saga, quando si ruppe i legamenti crociati della gamba sinistra), un’ernia del disco causata dal combattimento corpo a corpo nella camera da letto del palazzo di Pankot. Grazie a un intervento ben riuscito, malgrado una procedura medica controversa, e a un rapido recupero, la lavorazione del film non ne fu danneggiata.

Dopo l’idea iniziale di riproporre il personaggio di Marion, si decise di presentare un personaggio femminile diverso per ogni episodio della trilogia. Spielberg scelse per interpretare il ruolo della cantante Willie Scott la quasi esordiente Kate Capshaw, che gli sembrava avere l’energia giusta per il personaggio. In effetti, pur non amando molto questo film rispetto agli altri capitoli della saga, Spielberg lo considera degno di essere stato realizzato anche solo per avergli permesso di conoscere la Capshaw, che nel 1991 divenne sua moglie.

In piccoli camei appaiono George Lucas (nel ruolo di un missionario), Dan Aykroyd (in quello dell’imbarcatore all’aeroporto), e Steven Spielberg (in quello di un turista all’aeroporto).




Incassi e riconoscimenti

È stato il terzo incasso stagionale negli Stati Uniti con 179 870 271 dollari, dietro a Beverly Hills Cop – Un piedipiatti a Beverly Hills e Ghostbusters – Acchiappafantasmi, senza riuscire a superare la soglia dei duecento milioni di dollari come il più fortunato I predatori dell’arca perduta. A livello mondiale, ha incassato complessivamente 333 107 271 $, divenendo l’episodio della saga che, globalmente, ha raccolto meno al botteghino.

Il film ha ottenuto 2 candidature ai Premi Oscar, Migliore Colonna Sonora e Migliori Effetti Speciali, aggiudicandosi quest’ultimo.