7 Chili in 7 Giorni è uno dei film più conosciuti e riusciti degli anni 80, quando si usava mettere Renato Pozzetto in coppia con un altro comico (Celentano, Montesano, Verdone, Villaggio e negli anni 90 pure Christian De Sica ed Ezio Greggio). In questo caso appunto, troviamo il grande Carlo Verdone. La coppia è ben amalgamata, alla regia non c’è un nome commerciale, ma l’esordiente Luca Verdone, fratello di Carlo, che dirige il film con cura regalandoci una delle commedie anni 80 più divertenti, sicuramente anche tra le più originali. Per anni l’abbiamo visto, chi al cinema, chi in cassetta o in DVD, chi in tv. Ma sapete che esistono due versioni?

 

Una è quella corta uscita al cinema, facilmente reperibile su internet e spesso mandata in tv, e poi c’è quella più lunga di ben 26 minuti non tagliati. Questa versione è stata mandata in tv pochissime volte. Chissà se qualche fortunato è riuscito a registrarla al tempo non sapendo di questa piccola fortuna. Ora, le differenze non sono pesanti, non ci sono scene completamente eliminate o svolte di trama inedite, ma semplicemente dettagli che fanno la differenza. Piccole battute, risposte dei personaggi, giochi di montaggio per rendere il film più ritmato. Diciamo che quasi la maggior parte dei tagli sono stati fatti proprio sui dialoghi e non possiamo citarvi ogni singola battuta rimossa, ma vi spiegheremo comunque le differenze. Entriamo un po’ nel dettaglio.

 

Nella prima parte di film, troviamo nella versione estesa più battute di Pozzetto alla sua Laurea, i titoli di testa più seri con un font più rigido, Vediamo delle clienti nel centro estetico di Verdone, e alla festa di Samantha in villa ci sono delle piccole gag tagliate, come quando Alfio e Silvano son seduti a parlare in un angolo con la torta sul piatto, manca una parte del dialogo tra i due, quello in cui Silvano chiede “Senti ma… quando muore la vecchia, tu qui…”. Alfio spiegherà che purtroppo la vecchia non solo non muore mai ma…“sta sempre tra le palle”. Un taglio di 40 secondi evitabile. 
Entriamo adesso in una fase più calda, ovvero la prova del salmone a cui viene sottoposto un gatto al quale è stato appena fatto mangiare il pappone dietetico che dovrà poi essere servito agli ospiti della clinica. La scena è stata quella che ha subito più tagli, troncando la scena infatti non si capisce bene a cosa serva aver fatto mangiare il pappone al povero felino, perché è solo subito dopo, dove la versione corta ha già staccato, che Silvano spiega: “Adesso bisogna vedere quanto resiste al cibo”. Due minuti buoni tranciati di netto, visto che la sorveglianza dell’animale dura fino a sera nella scena. Taglio evitabile anche nella scena successiva: il lungo spot televisivo di Villa Samantha è molto meno lungo nella versione corta, con pesanti accettate nella presentazione dei due “titolari” (che chiarificavano lo slogan all’origine del titolo del film) e in altre due o tre parti. All’apertura della clinica tagliati molti prolungamenti tra Renato Pozzetto e Carlo Verdone durante il messaggio radio (con continui errori: “A bordo, ma che è n’gommone?”). Ora elenchiamo un po’ di cambi in ordine sparso: tagliata la scena cult dell’incastro in ascensore tra la sora Lella e Franco Diogene e parte di quella in cui la cantante lirica imita in camera la Callas. Prolungamenti nel colloquio tra Carlo Verdone e Sora Lella. La scena del clistere nella long version dura di più, con Carlo Verdone che cerca un altro clistere. Nella scena in cui Renato Pozzetto è nascosto nello scatolone di cartone per prendere di sorpresa Paolone, cambia il doppiaggio. Nella versione corta manca il finale della lite tra Fiammetta Baralla e Totò Pinto. Molti prolungamenti durante l’adulterio tra Silvia Annichiarico e Renato Pozzetto. Tagliati anche i messaggi e le poesie mandate da Carlo Verdone via radio quando alla sera tutti vanno a dormire, messaggi che danno un ordine cronologico temporale alle vicende del film e che fanno ricordare “Le Vacanze di Monsieur Hulot” di Jacques Tati, attore e regista tra l’altro molto amato da Carlo Verdone.

 

E poi arriviamo al finale, per me la modifica più dolente. Nella versione corta infatti, mentre loro servono ai clienti (gli stessi della clinica), c’è la musica di sottofondo, non sentiamo i dialoghi. Nella versione lunga invece possiamo sentirli parlare, possiamo sentire Pozzetto che scherza con Paolone, la Sora Lella che racconta la storia ai suoi amici, il pugile con l’allenatore, e altre situazioni che a fine film rendono ancora più efficace il finale narrato. Un vero peccato. Insomma, ci troviamo davanti alla differenza di 1 ora e 47′ contro la versione lunga di 2 ore 13 minuti. Ripetiamo, non ci sono differenze catastrofiche, ma alcune situazioni si potevano evitare di tagliare per il bene del film.