L’attore Ezio Greggio, intervistato su Rolling Stone, ha ricordato i tempi de “Il silenzio dei prosciutti”, film comico del 1994, da lui scritto, diretto e interpretato.

Le parole di Greggio:

“Era, ed è, un grande omaggio al cinema che amo, e io amo il cinema alla follia. All’epoca del Silenzio dei prosciutti, le parodie erano appannaggio di Mel Brooks e degli Zucker, che poi sarebbero diventati miei cari amici. Io ho voluto fare un discorso che avesse sì le risate, ma anche dignità di racconto e di regia. E l’ho fatto con tutta una serie di scelte. Per dire: l’Antonio Motel, dove vive il mio personaggio, è una signora location”.

E poi continua, raccontando alcune curiosità sulla produzione del film:

Il budget che appare è dieci volte superiore a quello che abbiamo speso. Sfruttai tutte le mie amicizie. Presi nel cast Julie Corman, che era la moglie di Roger Corman, dal quale andavo praticamente a scuola per capire come produrre il film. Raccontai loro questo progetto e Roger mi disse: «Quando fai un film, la prima regola è: tutto quello che non entra nello schermo è superfluo. Nei miei film vedi il catering? No. Vedi gli autisti? No. Vedi i parrucchieri e i truccatori? No». M’insegnò questa cosa, che poi mi è stata utile in tutte le produzioni successive. Quello che conta sono la regia, la recitazione, la fotografia. Tutto il contorno, che gli americani adorano, è spreco assoluto”.

 

Greggio convinse anche Jacques Haitkin a lavorare al film:

“Convinsi a fare il film Jacques Haitkin, che era un grande direttore della fotografia, aveva fatto Nightmare. Avevamo poche settimane, credo quattro in tutto, lavoravamo dodici-tredici ore al giorno, anche di sabato…”.

L’attore poi aggiunge:

“Sono contento sia rimasto nel tempo, è uno dei miei film con più fan in assoluto, mi scrivono da vent’anni, dopo la nascita dei social ancora di più, ricevo contatti da Paesi che non penseresti mai”.

Fonte: Rolling Stone

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