Tonio Cartonio, Lupo Lucio, Regina Odessa… per tutti i bambini cresciuti a cavallo tra gli anni Novanta e gli anni Duemila è impossibile scordarsi di questi nomi, amatissimi protagonisti della Melevisione, il programma di Rai 3 andato in onda dal 1999 al 2010 (poi spostatosi su Rai YoYo). E proprio perché non vogliamo scordarli, vi riportiamo una parte di intervista fatta da Fanpage.it ad uno dei protagonisti, Lupo Lucio, interpretato da Guido Ruffa.

Oggi Guido Ruffa ha 68 anni e continua a fare l’attore di teatro, dopo aver salutati la Melevisione nel 2015 con la 17° ed ultima stagione. Negli anni, sono state tante le fake news che hanno cominciato a circolare sul suo conto: dalla notizia della morte annunciata per ben tre volte a quella della svolta porno, fino alle menzogne sui problemi di droga. Tutte smentite.

Sul personaggio che ha contraddistinto la sua vita e carriera, Ruffa racconta:

Cosa ha provato la prima volta che ha indossato il costume di Lupo Lucio?

Non capivo niente e più che altro mi sembravo un deficiente. Poi ho iniziato a divertirmi.

Ha conservato qualcosa di quel costume o è andato perso?

L’unica cosa che ho nelle mie mani è lo zainetto di Lupo Lucio. Per il resto è tutto di proprietà della Rai. Avevo tre, quattro costumi diversi fatti su misura per me perché Lupo Lucio a volte era congelato, altre bruciato o era cascato nell’acqua. Avevo anche cinque o sei parrucche, dovevo cambiare continuamente la capigliatura.

Quali suoi tratti caratteriali ha trasmesso al personaggio?

Uno senz’altro: l’essere un rompiscatole, ma nel senso carino, gentile. Sono un bastian contrario. Alla fine però, andando a scavare nel personaggio, credo che Lupo Lucio sia un po’ come i bambini piccoli. Se a un bambino dici: “Questo è l’orologio di papà e non devi toccarlo”, sai che quando tornerai l’orologio sarà smontato e il bambino ti dirà: “È cascato e si è aperto da solo”.

Immagino sia consapevole di avere creato con il suo talento un personaggio che ancora tutti ricordano e che i giovani di oggi stanno riscoprendo grazie ai video che circolano sui social.

In realtà non me ne rendo conto. Posso solo dire che mi sono divertito tantissimo a lavorare con i colleghi e con la troupe della Melevisione.

Mi sembra di capire che ci fosse un bel clima dietro le quinte.

Un clima di gioco, rilassato. Non sto a dire quanti scherzi ci facevamo mentre si stava registrando con la complicità dell’Ispettore di Studio, un amico carissimo, gentile, serio, ma quando si trattava di fare gli scherzi e lo si coinvolgeva era eccezionale.

In definitiva, Lupo Lucio è stato più una benedizione o una condanna per lei? Ha limitato o agevolato il suo lavoro?

È croce e delizia. Ci sono stati momenti in cui non lo sopportavo più, dicevo: “Chi sei? Cosa vuoi da me?” Non riesco a staccarmelo. Ricordo quando girai un film importante, in costume, dove io ero cattivissimo. Arrivò il regista e mi disse: “Io so chi sei, tu sei il lupo”. Sì, ho fatto ANCHE quello. Credo che sopravviverà alla mia immagine. Per certi versi, però, sono anche contentissimo perché vuol dire che chi ha scritto questo personaggio, chi gli ha dato la parola e io che l’ho interpretato, eravamo in sinergia. Non abbiamo sbagliato niente.