Aldo Biscardi era unico e rappresentava in maniera straordinariamente fedele l’opinione del tifoso medio, che con lui si è divertito, si è arrabbiato, ha gioito e si è goduto momenti indimenticabili del “Processo del lunedì“, lo storico programma di un uomo che ha tenuto incollati davanti alla televisione milioni di italiani.

Il processo

Dal 1983 scende in campo in prima persona proprio Aldo Biscardi come volto del programma, dando la sua impronta in diretta alla trasmissione e avvicinandola sempre di più a toni più urlati e polemici. Il ragionamento che sottende a questo cambio di rotta è semplice: il calcio anima sempre discussioni animate, la polemica della domenica di campionato è spesso l’argomento che caratterizza il lunedì, con le piccole prese in giro tra tifosi davanti ad un caffè in ufficio, sull’autobus quando si va a scuola o quando ci ferma al bar per la colazione prima di andare a lavorare. Trasportare quell’atmosfera, e riuscire a condensarla in 3 ore di trasmissione era l’obiettivo. Che negli anni sarà raggiunto ampiamente attraverso molte strade.

Mosca

Quando pensiamo al Processo di Biscardi un altro personaggio ci stuzzica la memoria automaticamente: ovviamente parliamo di Maurizio Mosca, perfetta spalla per quel programma nazional-popolare un po’ sopra le righe che Biscardi ha in mente.

Maurizio Mosca

Mosca viene recuperato al giornalismo proprio da Biscardi dopo una brutta storia di un’intervista inventata a Zico, che gli costa il posto in Gazzetta dello Sport. Si tratta di un’intuizione felice perché Mosca è un personaggio colto, tagliente, polemico fino all’esasperazione e sempre alla ricerca dell’applauso della platea. Si erge a paladino di posizioni da facile retorica e inscena siparietti che rimarranno nella storia del programma.

La storica lite

Uno dei momenti più esilaranti del “Processo del lunedì” ha avuto come protagonisti Maurizio Mosca, Vittorio Sgarbi e Pasquale Squitieri, che ad un tratto si accendono in maniera feroce, con Biscardi che assiste ad una delle risse più trash della televisione italiana. Mosca viene definito «leghista di merda» da Squitieri, a sua volta attaccato da Sgarbi che si scatena dopo aver sentito della «retorica insopportabile». Viene così immortalato un quadretto straordinario, avvenuto sotto gli occhi di un Biscardi incredulo, che perde il controllo cercando di difendere Squitieri, che a suo dire diede a Mosca del «menefregista di merda». Risate a non finire.

È una delle scene più grottesche della televisione italiana. Ma è destinata a diventare un cult. E non solo per quelle 18 parolacce pronunciate in tre minuti, praticamente una ogni dieci secondi. Perché quella rissa verbale fra Squitieri, Mosca e Sgarbi, è un piccolo compendio del Processo di Biscardi, il programma che più di tutti ha forgiato la narrazione calcistica di un Paese intero. Tutto nasce da un paradosso. L’Italia è una nazione dove tutti si sentono commissari tecnici ma dove nessuno ha voglia di parlare di tattica.