La Famiglia Addams: la storia

La famiglia Addams fece la sua prima apparizione a partire dal 1938 sul The New Yorker in una serie di cartoni animati creati da Charles Addams. Appassionati da questi macabri ma simpatici personaggi, David Levy e Donald Saltzman ne crearono dal 1964 al 1968 un’omonima serie tv, La famiglia Addams, una sitcom in bianco e nero composta da due stagioni e 64 episodi che ebbero un grandissimo successo.

Gomez, Morticia, Zio Fester, Lurch, Nonna, Mercoledì, Pugsley e Mano erano però destinati a vivere anche sul grande schermo, infatti nel 1990 il produttore Scott Rudin cominciò a formulare l’idea di realizzare un film dopo aver riscoperto le vignette originali di Charles Addams ed essere stato attratto dall’umorismo che le caratterizza, basato sullo stile di vita completamente fuori dagli schemi dei loro protagonisti. Rudin era del parere che la serie televisiva degli anni sessanta non avesse reso giustizia alle vignette di Addams, molto più sofisticate e intelligenti rispetto alla loro prima trasposizione televisiva. Per questo lavorò sodo per ottenere i diritti dalla vedova di Addams e per convincerla dell’uso che avrebbe fatto dei personaggi, contestualizzati in un film contemporaneo che ne avrebbe messo in risalto le caratteristiche. A scrivere il copione furono chiamati gli sceneggiatori Larry Wilson e Caroline Thompson, già responsabili della sceneggiatura di film diretti da Tim Burton, rispettivamente Beetlejuice e Edward mani di forbice. La regia inizialmente venne offerta allo stesso Burton, che però rifiutò. In seguito venne ingaggiato l’ex direttore della fotografia Barry Sonnenfeld, alla sua opera di debutto, che però aveva già lavorato a pellicole come Blood Simple – Sangue facile (1984), Arizona Junior (1987) e Misery non deve morire (1990).

L’estenuante trucco e i vestiti di Morticia

La realizzazione dei costumi venne affidata a Ruth Meyers, alla quale venne esplicitamente chiesto di dimenticare quanto visto nella serie televisiva degli anni sessanta e concentrarsi sull’aspetto dei personaggi nelle vignette originali di Charles Addams, dalle quali doveva trarre ispirazione e assorbirne lo spirito.

Grande attenzione venne prestata agli abiti di Gomez e Morticia. I vestiti di Morticia, in particolare, vennero realizzati sovrapponendo varie tecniche e diverse tonalità di nero, così da renderli particolarmente strutturati. Indossare quegli abiti fu molto scomodo per Anjelica Huston, a causa soprattutto della silhouette che dovevano ottenere: oltre ad essere molto attillati e stretti, l’attrice doveva indossare un corsetto di metallo che le creava difficoltà a respirare ma anche camminare, tanto che doveva essere trasportata sul set salendo sul retro di un pickup. Stesso discorso per il trucco: la sua preparazione richiedeva ogni giorno 3 ore di lavoro, tra unghie finte e parrucche oltre all’applicazione di speciali cerotti e lacci sulla fronte e agli angoli degli occhi per far sì che il suo sguardo rimanesse inclinato e languido. 

“Era estenuante” – ha raccontato in seguito l’attrice in un’intervista. “Il pomeriggio a causa di tutti quei bendaggi in corpo e in faccia mi veniva sempre il mal di testa e il brutto era che non mi potevo neppure sdraiare perché avevo quel terribile corsetto”.

La protesta di Mercoledì

Inizialmente un po’ tutti gli attori erano preoccupati riguardo l’ambiguità del personaggio di Fester nella trama: in origine era previsto infatti che il personaggio di Fester non fosse il vero Fester, ma un impostore, cosa che il cast disapprovò fermamente. Christina Ricci, che all’epoca aveva 10 anni, si fece portavoce della protesta e lanciò un appassionato appello a Rudin e Sonnenfeld due settimane prima delle riprese spiegando perché Fester dovesse essere il vero Fester. La Ricci riscrisse così venti pagine della sceneggiatura! Sonnenfeld ha ricordato poi che l’unico attore a non preoccuparsi di questa cosa era… Christopher Lloyd.