TRAMA

La famiglia Tucci, tornata ricca, decide di rendere il loro piccolo paese Torresecca, indipendente dall’Italia. Indice così un referendum per votare la loro personale “brexit”. Una volta diventati un Principato autonomo cominciano a legiferare buffamente a modo loro, ma fanno anche i conti con il peso e i problemi della vita politica. Arrivano così scandali, figli illegittimi, avversari politici, macchine del fango e addirittura un tentativo di rottamazione e insurrezione popolare. Mentre Danilo è impegnato a sopravvivere alla stressante vita da politico, sua moglie Loredana subisce la fascinazione per un piacente scrittore e suo cognato Marcello cerca di gestire la complicata presenza di un suocero truffatore e l’imminente parto di sua moglie Valentina. Inoltre qualcuno sembra tramare nell’ombra per sottrarre alla famiglia l’ingente patrimonio.




RECENSIONE

Un anno dopo e come ampiamente anticipato anche in conferenza stampa lo scorso anno ritornano le avventure della famiglia Tucci, partendo proprio da dove li avevamo lasciati. Ora, parliamoci chiaro, è molto difficile fare un sequel degno del primo episodio specie se il regista che lo dirige è stato coinvolto in uno scandalo a luci rosse e nemmeno compare sulla locandina, e dove nemmeno si fa una conferenza stampa in anteprima.

Partiamo dalle premesse, i personaggi e gli attori li conosciamo bene anzi li straconosciamo. Il collante del film è il fatto di essere ricchi ma con le abitudini da poveri. Perciò abbiamo di uguale rispetto al primo episodio esattamente i dialoghi, con il gergo laziale, la non conoscenza dell’inglese che li porta anche a sbagliare pronuncia, l’ironia su loro stessi e sul fatto di essere diventati ricchi all’improvviso nella loro profonda ignoranza su tutto ciò che li circonda e l’amore che li unisce nel vero senso di famiglia. 




Parliamo invece delle note stonate. Il film non cambia una virgola rispetto al primo episodio, anzi ne è la naturale conseguenza della storia, un po’ripetitiva a tratti e senza colpi di scena come nel primo film come se lo spettatore già sapesse quali sono le scene che avvengono successivamente. La trama è la stessa solo che il tono del film è molto più politico. Si ironizza molto sulle abitudini e le efficienze della politica italiana marcando di molto la situazione generale italiana, solo che nel primo film abbiamo l’effetto sorpresa, qui invece già sappiamo tutto, e non c’e’niente di nuovo a parte un grande Ciavarro e una grande Ocone in formissima. Lei è l’elemento di spicco del film, dispiace dirlo, De Sica e Brignano sono praticamente uguali al primo capitolo, lei mette quel qualcosa in più che dona un po’di novità al film. Avremmo voluto vedere un po’ di Mazzamauro in più e non rilegarla alle solite battute trash ma questo non ci è stato permesso.




In conclusione il film è godibile ma non è nient’altro che un degno seguito del primo film senza novità senza nulla di nuovo: è passato solo un anno.