SINOSSI

1971: Katharine Graham (Streep) è la prima donna alla guida del The Washington Post in una società dove il potere è di norma maschile, Ben Bradlee (Hanks) è lo scostante e testardo direttore del suo giornale.

Nonostante Kay e Ben siano molto diversi, l’indagine che intraprendono e il loro coraggio provocheranno la prima grande scossa nella storia dell’informazione con una fuga di notizie senza precedenti, svelando al mondo intero la massiccia copertura di segreti governativi riguardanti la Guerra in Vietnam durata per decenni.




La lotta contro le istituzioni per garantire la libertà di informazione e di stampa è il cuore del film, dove la scelta morale, l’etica professionale e il rischio di perdere tutto si alternano in un potente thriller politico.
I due metteranno a rischio la loro carriera e la loro stessa libertà nell’intento di portare pubblicamente alla luce ciò che quattro Presidenti hanno nascosto e insabbiato per anni.

 Per la prima volta nella sua lunga carriera Steven Spielberg dirige in The Post la coppia premio Oscar Meryl Streep e Tom Hanks, con una sceneggiatura scritta da Liz Hannah e Josh Singer.

Nel cast Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Bruce Greenwood, Tracy Letts, Bob Odenkirk, Sarah Paulson, Jesse Plemons, Matthew Rhys, Michael Stuhlbarg, Bradley Whitford e Zach Woods.

RECENSIONE




Il film può riassumersi con una parola sola : capolavoro. Se qualcuno intendesse prendere spunto da SPOTLIGHT per commentare questo film è proprio fuori strada. Qui siamo davanti a dei veri mostri sacri che cacciano fuori dal cilindro una delle loro migliori interpretazioni cinematografiche aiutati anche da una vecchia volpe come il grande Spielberg.

L’obiettivo di Spielberg è stato sempre quello di raccontarci qualcosa di nuovo, di trovare nuovi metodi di narrazione e di coinvolgere direttamente la spettatore dalla porta principale. Ora l’obiettivo si sposta tra gli anni ’60 e gli anni ’70, durante gli ultimi anni della guerra del Vietnam. Tom Hanks e Meryl Streep, recitano per la prima volta insieme in un film di Steven Spielberg e lo fanno in maniera perfetta per tutti i 118 minuti della trama. Due ruoli che calzano a pennello ad entrambi e che sottolineano ancora di più, se ce ne fosse nuovamente bisogno, il loro incredibile talento.




L’inizio del film è un vero e proprio spy movie dove vengono rubati dei documenti importanti che saranno la colonna portante di tutto il film, la vera lotta per la loro acquisizione tra i due principali tabloid statunitensi di quei tempi, L’HOLLYWOOD. La storia non è l’altro che una lotta perpetua per la libertà di stampa. Tutto la pellicola ruota contro l’assidua ricerca di smascherare le innumerevoli bugie che il governo ha sempre fornito al popolo americano riguardo il Vietnam e la sua guerra. 

Superba e magica è la performance di Meryl Streep, in un ruolo femminile molto difficile, variegato, dove le fragilità contrappongono la sua personalità, per la giustizia, l’amore del proprio lavoro e l’amicizia verso il più grande indagato…MCNAMARA. Tom Hanks è un vero leader e si trova molto a suo agio nei panni di un direttore autoritario pronto ad a fallire pur di arrivare fino in fondo, nonostante capisca in seguito quanto il rischio maggiore sia per la sua editrice, una donna mal desiderata nell’ambiente, con una responsabilità incredibile da portare sulle proprie spalle. Il film inoltre presenta un pizzico d’ironia che non guasta mai.




La voglia di ricercare la verità, di fornirla al popolo, la competizione…ecco gli ingredienti di THE POST. Il coraggio di una donna nel portare avanti la sua causa, pur conoscendo i rischi e il fallimento fanno del film una vera e propria perla da vedere assolutamente. 

Abbiamo assistito anche alla conferenza stampa dopo tutte le parti hanno espresso il loro commento riguardo la situazione attuale.




Hanks ha definito il suo personaggio un tipo molto “competitivo, una bestia, aveva una grande determinazione, e voleva non una storia ma la storia. Nel giugno 1971 il Washington Post era in competizione col Washington Star, il numero uno nella capitale, e l’idea che il New York Times  avesse un’idea che il Post non aveva lo teneva sveglio la notte”.