Questo spazio della nostra rubrica di doppiaggio lo dedichiamo a Fabrizio Vidale, attore, doppiatore e conduttore radiofonico, che tutti conosciamo come la voce ufficiale italiana di Jack Black, oltre che di molti altri grandi personaggi, tra cui Martin Freeman e Don Cheadle, nonché il mitico Holly nella serie animata di Holly e Benji.

Abbiamo chiesto a Fabrizio di raccontarci della sua carriera, dagli esordi come doppiatore, alla sua partecipazione come attore nel film Ultrà fino ai ruoli e agli attori più importanti che ha avuto modo di doppiare.


Ciao Fabrizio, ci racconti i tuoi esordi?

Era il 1973 e avevo accompagnato mia madre che lavorava alla Fono Roma, una vecchia società di doppiaggio. Mentre l’aspettavo fuori dalla studio, venne un amico comune, Pino Colizzi, che stava doppiando Robin Hood e i compagni della foresta e insieme al direttore cercavano la voce di un bambino per un coniglietto. All’epoca non era nemmeno molto semplice far lavorare i bambini piccoli, c’era una burocrazia piuttosto rigida e molto spesso le voci infantili le facevano fare alle donne. Lui mi prese in braccio e mi fece fare questo provino, all’insaputa di mia mamma.  Lo vinsi, e così doppiai il coniglietto Cudicillo.

Tutti noi non possiamo non associare la tua voce ad uno dei cartoni più seguiti degli anni ottanta. Ci racconti la tua esperienza con Holly e Benji?

La serie è stata una delle prime serie giapponesi arrivate a Mediaset, mia madre fu incaricata della direzione del doppiaggio. Fece dei provini e abbiamo iniziato nel 1981 andando avanti fino il 2003 con la direzione di Flavio De Flavis. Eravamo un grande gruppo, tutti adolescenti in sala a doppiare ed eravamo felicissimi. È stata una bellissima esperienza. Qualche anno fa invece Giorgio Borghetti mi chiamò dicendomi che a Milano era arrivata la nuova serie. Io ovviamente risposi che forse eravamo troppo vecchi per doppiare, invece dopo ho scoperto che i nuovi doppiatori avevano la nostra stessa età. Sinceramente non ho compreso questa scelta, credo sarebbe stato più ideale farla doppiare a noi doppiatori originali, che ci eravamo praticamente cresciuti con Holly e Benji. 

Ora passiamo a qualche domanda dei nostri followers. Cosa pensavano i tuoi compagni di classe sul fatto che tu fossi il doppiatore di Holly?

Diciamo che negli anni 80 i cartoni erano seguiti maggiormente, perché non c’era internet né lo streaming, ma un orario fisso dove tutti stavamo davanti la tv. I miei compagni erano felicissimi di avere il doppiatore di Holly in classe anche perché ogni tanto veniva anche qualche giornalista a fare foto o interviste e venivano immortalati anche loro.

Cosa si prova a aver doppiato un personaggio così mitico?

Diciamo che Holly è diventato mitico dopo, più avanti nel tempo, infatti ne parliamo ancora molto anche adesso. Ad esempio cinque anni fa mi hanno invitato al Lucca Comics e sono stato contattato dal Corriere dello Sport per un’intervista alle action figure. Due anni fa invece mi ha contattato Sky Sport per impersonare proprio Holly durante una radiocronaca del mondiale 2018.

Non ti faceva ridere a volte doppiare i pensieri di Holly durante la partita? 

Si dai, ci facevamo qualche risata durante le partite, ad esempio quando questa palla scendeva in campo dopo 10 minuti.

Veniva anche a te l’affanno quando doppiavi Holly che per 20 km correva in porta?

Nessuno di noi aveva ancora fatto scuole di recitazione e veramente dopo tanti minuti di fiati sospesi poteva venirti un mal di testa. Ovviamente se fai un corso di tecnica di respirazione o di dizione poi ti alleni e sei preparato, ma all’epoca eravamo dei bambini ed era difficile non andare in iperventilazione.

Passiamo a un altro tuo famoso doppiaggio nell’ambito dei cartoni. Cosa ti ricordi del tuo lavoro su Remi?

È stato uno dei primi cartoni in 3D e mi ricordo venni intervistato da Tv Sorrisi e Canzoni perché dovevano fare un servizio sugli occhialetti proprio per vederlo in questa dimensione. Ovviamente erano di plastica e ti permettevano di vedere più in profondità.

Molti ti ricordano anche per la voce di Pimpi in Winnie The Pooh, che ricordi hai?

Questo personaggio mi ha tenuto compagnia per una decina d’anni, anche se purtroppo di recente ci ha lasciato Gil Baroni che doppiava Tigro, ma conservo un grande ricordo.

Hai un ricordo particolare del doppiaggio di Uno sceriffo extraterrestre e di Bud Spencer?

Sì, io doppiavo H725, il bambino alieno. Non ho lavorato insieme a Bud Spencer in questo film ma ci siamo visti nel doppiaggio di Piedone, e poi l’ho rivisto poco prima che se ne andasse per I delitti del cuoco. Io mi avvicinai dicendo che doppiavo il ragazzino di colore, Bodo, e lui mi disse che questo bambino era diventato un avvocato internazionale dopo che per il film era stato scelto in una tribù.

Oltre che doppiatore, nella tua carriera hai preso parte anche ad alcuni film italiani in veste di attore. Tra questi, Ultrà, diretto da Ricky Tognazzi. Che esperienza è stata? 

È stata un’esperienza importante. Abbiamo cercato di rendere fedelmente il mondo della tifoseria di calcio. Claudio [Amendola] era un gran tifoso, andava sempre allo stadio e anche gli altri. Io sono un tifoso romanista, ma non sono mai stato così sfegatato da frequentare la curva. Ultrà è un adattamento di un romanzo inglese, è stato realizzato ascoltando tutte le varie storie dei tifosi veri, di gente che andava allo stadio regolarmente.

Dopo l’uscita del film ci furono diversi problemi, fummo attaccati duramente. Claudio non poté più andare allo stadio per un anno e mezzo. Io dovetti cambiare casa e numero di telefono perché mi volevano picchiare, ricevevo telefonate minatorie. Qualche ragazzo che aveva preso parte al film l’hanno anche preso e picchiato. I reali ultras dell’epoca non avevano gradito ciò che veniva mostrato nel film, ritenevano che avevamo esagerato, che avevamo fatto passare i tifosi come delinquenti. Per questo ce l’avevano con noi attori.

Il film comunque ha dato molte soddisfazioni e vinse anche diversi premi. Ricordo un bel viaggio che facemmo nel 1991 per andare Festival di Berlino dove Ricky Tognazzi vinse l’Orso d’argento per il miglior regista (a pari merito con Jonathan Demme per Il Silenzio degli Innocenti). Fu davvero una bella cerimonia, con collegamenti televisivi e in diretta al Telegiornale.

Nell’ambito delle serie tv, hai partecipato a produzioni molto famose degli anni ’90 come Twin Peaks e Bayside School. Nella serie di Lynch doppi il personaggio di Leo Johnson mentre in Bayside School uno dei protagonisti, Mario Lopez, ovvero A.C. Slater. Tornerai per il reboot che è stato annunciato?

Sinceramente non ne ero neppure a conoscenza del reboot di Bayside School. Se l’attore originale  è presente, forse mi chiameranno più in là. Ma non lo so, si vedrà.

Per quanto riguarda Twin Peaks mi ricordo che fu uno dei primi lavori importanti che feci al Gruppo Trenta, la società di Renato Izzo. La prima serie che usciva con audio Dolby 5.1. C’era molta attenzione, ci puntavano parecchio. Una situazione molto curata e piacevole. Il doppiaggio si faceva ancora in un certo modo all’epoca, ed era veramente bello lavorare con gente del genere. 

Nel 2019 hai doppiato per la prima volta Eddie Murphy nel film di Netflix Dolemite is My Name. Come ti sei trovato a raccogliere quest’eredità importante per un personaggio del genere?

È stato un caso. Stavo doppiando Toy Story 4 e c’era Marco Guadagno lì con me che mi chiese di fare un provino per questo film che stava curando, Dolemite is My Name. Erano circa 7 anni che Eddie Murphy non faceva un film con distribuzione italian, e gli ultimi due li aveva doppiati Sandro Acerbo. Quindi mi decisi a fare il provino e alla fine lo vinsi. È stato un grande piacere, anche perché lavoravo con Marco, con il quale sono amico da tantissimo. Il film era molto particolare, uno dei primi dove Eddie Murphy non fa sé stesso ma racconta la storia di un personaggio realmente esistito. Abbiamo cercato di rendere quello che faceva lui. Ogni tanto abbiamo omaggiato Tonino Accolla con la sua storica risata. Il risultato è stato buono, Netflix è rimasto soddisfatto.

L’attore a cui sei più legato sarà ovviamente Jack Black. Lo doppi da 20 anni. Che ci dici di lui? 

Ormai è come un fratello per me. Ho fatto praticamente quasi tutti i suoi film, lo “possiedo”. Lui è molto divertente, abbiamo molte affinità e cose che ci legano, anche nella voce. Mi trovo molto bene a farlo.

Nel 2010 Don Cheadle ha sostituito Terrence Howard nel ruolo del Colonnello James Rhodes / War Machine in Iron Man 2 e poi in tutti i suoi seguiti. Come ti sei trovato con questo cambio d’attore? 

In quel caso fu la distribuzione del film a insistere. Io feci il primo Iron Man doppiando Terrence Howard, il quale poi litigò con la produzione e abbandonò il progetto. Don Cheadle io non l’avevo mai doppiato e ci poteva anche stare che decidessero di cambiare la voce. Invece hanno insistito per mantenere me che avevo doppiato quel personaggio nel primo film, perché comunque il pubblico si doveva già abituare alla sostituzione dell’attore e cambiare anche voce avrebbe creato più confusione. Sentire quanto meno la stessa voce sarebbe stato meno estraniante. Poi ho  continuato a doppiare Cheadle anche in altri film, tipo Un poliziotto da happy hour e Flight.

Noi ringraziamo di cuore Fabrizio per la piacevole intervista e vi aspettiamo per la prossima voce italiana che avremo il piacere di intervistare.