Andrà tutto bene. Penserò io a curarti. Io sono la tua ammiratrice numero uno. 

Una cosa è certa: se dopo aver guardato Psycho, la doccia non ci è sembrata più la stessa o dopo aver visto Lo Squalo il bagno al mare non ci è sembrato più così allettante, Misery ci ha fatto capire che forse è meglio riguardarsi dalle ammiratrici più accanite (se poi hanno un scrofa come animale domestico e una manualità con i martelli, lasciamo proprio stare).

I 30 anni di Misery

Misery non deve morire, il film diretto da Rob Reiner tratto dal romanzo Misery di Stephen King (1987), ha compiuto 30 anni nel novembre del 2022, ma ancora oggi mantiene inalterato tutto il suo fascino di cult thriller/horror. Pensate che per l’interpretazione della psicopatica Annie Wilkes, Kathy Bates si è aggiudicata sia l’Oscar, sia il Golden Globe, ed è stata inserita dall’American Film Institute al 17º posto nella classifica dei 50 migliori “cattivi” del cinema statunitense. Un ruolo al quale l’attrice rimarrà legata per sempre, tanto che nel 2015, durante la reunion per i venticinque anni del film, la Bates aveva detto “Ho deciso che quando morirò, sarò Kathy ‘Misery’ Bates sui necrologi”. Anche James Caan ha dovuto fare i conti dell’eredità che gli ha lasciato il film. “Mi avranno chiesto centomila volte ‘Jimmy, come stanno le tue gambe?’

James Caan e Katy Bates alla reunion per il 25° anniversario di Misery

 

La battuta sulle caviglie agli Oscar

Tra le scene più iconiche del film di Reiner c’è quella nella quale Annie Wilkes spezza le caviglie del povero Paul legato al letto, anche se nel romanzo originale di Stephen King, in realtà, Annie non usa un martello, ma una sega che trancia di netto il suo piede. La scena è stata ricordata ironicamente alla cerimonia degli Oscar del 1991 durante la quale Katy Bates si è aggiudicata la statuetta per Miglior Attrice. Dopo i vari ringraziamenti al cast e alla produzione, la Bates si è rivolta al collega James Caan, dicendo:

“Vorrei ringraziare Jimmy Caan e scusarmi pubblicamente per le sue caviglie. Sono davvero la tua fan numero 1!”

James Caan e i sensi di colpa post sbornia

Se la sfortuna dovesse avere un nome di un personaggio, si chiamerebbe Paul Sheldon. L’amato scrittore della serie di romanzi di Misery rimane vittima di un incidente stradale in una località sperduta del Colorado e viene salvato da una donna, sua accanita fan, di nome Annie Wilkes, che lo “prende in cura” nella sua casa per diversi mesi. Il resto lo sappiamo.

“Misery”: il pianto di Kathy Bates prima di girare la scena delle caviglie spezzate e i dissidi con James Caan

Forse per ovviare a cotanta sfortuna del suo personaggio, James Caan un giorno si presentò sul set del tutto ubriaco. Tutte le scene che girò quel giorno vennero malissimo, tanto da essere inutilizzabili. Il regista Rob Reiner però non fece pesare la cosa all’attore, anzi, gli mentì dicendo che le scene dovevano essere rigirate in quanto c’era stato un problema al laboratorio ed erano andate perdute. Quando Caan, tempo dopo, scoprì la verità, venne preso dai sensi di colpa e si offrì di pagare di propria tasca le spese di produzione di quella giornata. Ben fatto, Jimmy.