Quest’anno uno dei film più cult degli anni Novanta si appresta a compiere 25 anni. Stiamo parlando di Seven (o se vi piace di più, ve lo scriviamo come Se7en), il piccolo gioiellino diretto da David Fincher al suo secondo lavoro da regista dopo il travagliatissimo Alien³.





Collocato nel filone thriller/noir dedicato agli omicidi seriali, Seven ha fatto un po’ da apripista a questo genere, grazie ad una sceneggiatura cupa, pessimista, come gli ambienti in cui si svolge la vicenda, ma soprattutto contraddistinta da grandi colpi di scena e cambi di registro. Protagonisti della storia sono Brad Pitt e Morgan Freeman, rispettivamente il detective Mills e il detective Somerset, incaricati di seguire il caso di un serial killer che sta mettendo a segno una serie di efferati delitti ispirati ai sette vizi capitali. 

Il John Doe di Kevin Spacey

Chi ha visto il film (se non lo avete fatto, è consigliabile non proseguire la lettura di quest’articolo) sa benissimo che il grande colpo di scena della pellicola è incarnato nel personaggio di Kevin Spacey, il John Doe, nonché la mente (malata? psicopatica? o intellettualmente elevata?) che ha architettato tutti gli omicidi che dovevano culminare con la sua uccisione per l’ira del detective Mills. 

In Seven Kevin Spacey mette a segno un’interpretazione notevole che lascia il segno sfruttando il poco minutaggio in maniera impeccabile. L’ultima mezz’ora di film si vive davvero a fiato sospeso. Pensate che per stupire maggiormente gli spettatori e non rivelare l’identità del killer, lo stesso Spacey ha voluto che il suo nome non apparisse nei titoli di testa. Per compensare l’assenza nei titoli di testa, il suo nome è stato messo invece due volte nei crediti di coda. Inoltre il suo “tenersi nascosto” lo ha tenuto lontano da qualsiasi campagna promozionale e interviste antecedenti.

Una bella pensata no?