Il suo arrivo nella Capitale era atteso da giorni. Oggi Susan Sarandon si presenta all’Hotel Nobu con il regista Zach Woods per presentare The Accompanist, il film in Concorso Internazionale che apre la ventiquattresima edizione di Alice nella città, festival che si svolge in parallelo e in agreement con la Festa del cinema diretto da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli.

L’attrice premio Oscar risponde alle domande dei giornalisti, parla del film e racconta anche di sé, delle sue battaglie e di come stia vivendo quello che molti hanno definito come un “ritorno” al cinema con un film in cui è protagonista assoluta dopo tanti anni. “In realtà non mi ero accorta di essere andata via- scherza – altrimenti avrei sentito la mancanza: ho sempre pensato di essere protagonista della mia vita”. Sarandon, che che nel pomeriggio riceverà anche il Womenlands Excellence Award 2026, un riconoscimento al suo talento e alla sua carriera ma anche al modo in cui ha scelto di attraversare il cinema, sempre con autonomia, libertà e coraggio, ricorda poi alcuni episodi in cui la sua presa di posizione le è costata cara. “Sono successe tante cose diverse – dice – anche perché io ho sempre cercato di usare la mia “piattaforma” per raccontare alle persone cose di cui non erano a conoscenza. L’ho fatto per le persone che non avevano voce, come quando durante la cerimonia degli Oscar ho detto che c’erano molte persone di Haiti detenute a Guantanamo solo perché positive all’HIV e considerate gay. E questo – ricorda – ha rovesciato su di me una grande ondata di reazioni negative. Oppure quando sono stata fatta fuori dall’Accademy per un certo periodo per aver parlato dell’Iraq. Ma per me puntare la luce dei riflettori su informazioni importanti è fondamentale, perché l’autenticità e la gentilezza sono per me le cose più importanti”.

A chi le chiede un commento sulla scelta dell’amministrazione americana di far vedere un’esecuzione in diretta streaming Sarandon non si tira indietro: “So che finirò nei guai per questo… ma non riesco neanche a trovare le parole per descrivere questa assenza di moralità, di sensibilità, questa mascolinità tossica, questa infezione profonda che ha colpito il governo degli Stati Uniti. Credo che l’unica cosa positiva di questa affermazione – dice riferendosi alla parole del segretario alla Difesa americano – sia stata quella di aver avviato un dibattito sulla pena di morte. E questo la dice lunga sulla depravazione di questa amministrazione. L’ultima esecuzione vista in diretta è stata quella dell’ISIS – ha aggiunto. Pensate al danno che farebbe trasmettere un omicidio a sangue freddo contro una persona che non può assolutamente difendersi, a prescindere dalle sue colpe: rovinerebbe le vita del condannato ma anche anche di coloro che hanno assistito e proceduto all’esecuzione. Sarebbe lo stesso orrore che abbiamo vissuto quando c’era la schiavitù”.

Alla domanda su quanto sia importante incontrare i giovani in questo momento storico per parlare di cinema ma anche di ciò che sta accadendo in Palestina e in Libano, per cui lei stessa è stata penalizzata Sarandon spiega: “Non credo sia importante ciò che è successo a me, perché ho parlato di Gaza, quello che è importante è sapere che oggi ci sono ancora migliaia di persone che vengono uccise nonostante il cessate il fuoco, in Libano come a Gaza, e che i bambini vengono uccisi dai cecchini, sepolti vivi o lasciati morire. Quello che conta – spiega – è non permettere che questo sia considerata la normalità”. E aggiunge: “Ciò che conta è che un film come Naza venga visto da più persone possibili e che i giovani scendano per strada e ne parlino. Non devono permettere che questo diventi un mondo che normalizzi e accetti tutto questo. I ragazzi vedono il mondo che gli stiamo lasciando e ciò che interessa non è quello che accade a un’attrice, ma che i giornalisti continuino a raccontare quello che sta succedendo, continuino a parlare di queste questioni e che tutti spingano affinché si realizzi un vero cessate il fuoco”.

E conclude: “Io ho molta speranza nei giovani, perché loro sanno che mondo stiamo lasciando loro e non hanno quasi più nulla da perdere. Lo vediamo in questi giorni, sono coraggiosi, istruiti, sono arrabbiati e devono esserlo”. Poi, in vista dei saluti in sala nel pomeriggio a Cinema The Space di Roma che proietta The Accompanist in ben 5 sale tutte sold out dice: “Sarò felice di parlare con i ragazzi e le ragazze e capire cosa pensano del film e spero che questo film significhi qualcosa per loro, come loro significano tanto per me“. E conclude, ringraziando il festival di Alice nella città, da sempre attenta ai giovani, per aver scelto di fare vedere il film di Zach Woods. “I Blockbuster si fanno strada da soli – ricorda – mentre film come questo hanno bisogno di essere aiutati per essere visti, è un film piccolo ma che sfida lo status quo e spero che questo spinga altre persone ad andare a vederlo”.
Nel pomeriggio l’attrice e il regista hanno poi partecipato al Q&A dopo la proiezione del film rispondendo con generosità alle domande dei tanti giovani presenti nelle varie sale sul film. Presenti in sala anche la comunità Pro Pal di Roma che non ha mancato di ringraziare Susan Sarandon per il suo impegno per la causa palestinese, la leader del Pd Elly Schlein e il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte salito sul palco per ringraziarla per la sua passione civile.