The Great Buster celebra la vita e la carriera di uno dei cineasti più prolifici e influenti di Hollywood, Buster Keaton. Il restauro magistrale delle opere d’archivio fa vivere la magia di Keaton sul grande schermo, mentre le interviste ad amici, familiari, collaboratori e a uno stuolo di artisti profondamente influenzati dalla singolarità della sua visione ritraggono approfonditamente una vita e un personaggio la cui complessità, audacia e grazia furono eguagliate dalla grandezza delle opere da lui realizzate.




Il documentario, di circa un’oretta e mezza, non poteva che non essere ironico, divertente e frizzante. Racconta la storia di Buster per intero, partendo da quando lavorava con il padre da piccoletto, fino alla morte causata da un cancro ai polmoni. Il documentario, come accennato prima, può vantare anche d’interventi da parte di personaggi importanti del mondo de cinema: Tarantino e Mel Brooks tra i tanti. Ognuno con forte ammirazione e rispetto nei confronti del comico. Il film lascia tranquillamente riprodurre degli sketch dai suoi film e cortometraggi, rendendolo un documentario-matriosca: un film biografico, che racconta e informa lo spettatore, mostrandogli moltissime parti delle sue opere. Due piccioni con una fava insomma. Scelta apprezzata quella di raccontare cronologicamente la sua vita, ma lasciando per gli ultimi 10 minuti gli sketch migliori: la sua morte quindi non chiuderà il documentario, bensì ci penseranno le tante risate che usciranno dallo spettatore vedendo un suo Best Of. Emozionante il racconto del film in coppia tra Buster e Chaplin (Luci della Ribalta): i due più grandi interpreti del cinema muto. The Great Buster è un documentario che travolge, fa ridere, informa. Un film quasi perfetto per raccontare un personaggio tanto semplice quanto in realtà complesso; un film che ne onora il ricordo e lo tramanda alle generazioni, che per colpa degli Stati Uniti d’Amnesia (come viene detto in un’intervista), ne ha fatto sparire traccia lentamente, in silenzio.