Dal 16 maggio arriva nelle sale italiane la commedia “Attenti a quelle due” con Anne Hathaway e Rebel Wilson.

Josephine Chesterfield (Hathaway) è un’inglese affascinante e seducente con una casa a Beaumont-sur-Mer e un debole per le truffe ai danni di uomini facoltosi e creduloni provenienti da ogni angolo del mondo. Nel suo ordinato e ricco universo, irrompe Penny Rust (Wilson), un’australiana tanto pasticciona e disordinata quanto Josephine è calcolatrice e astuta. Se da un lato Penny accumula contanti raggirando le sue prede nei bar di quartiere, dall’altro Josephine riempie la sua cassaforte di enormi diamanti abbindolando le sue vittime in sfarzosi casinò. Nonostante i loro metodi così diversi, entrambe sono delle abilissime maghe della truffa, fino a decidere di sfidarsi per dimostrare chi è davvero la più brava.




Remake alla lontana del film Due figli di… del 1988 (a sua volta remake dell’opera del 1964 I due seduttori con Marlon Brando e David Nivem) Attenti a quelle due porta in scena la versione femminile della truffa e lo fa con due nomi che ‘sanno’ di successo commerciale, Anne Hathaway e Rebel Wilson. La prima un premio Oscar capace di calarsi in ruoli che spaziano dal drammatico al comico, la seconda ormai veterana della commedia americana dei giorni d’oggi, capace di sfruttare la sua fisicità senza problemi e imbarazzo. Ecco, forse però, un po’ di picchi di imbarazzo Attenti a quelle due li raggiunge.

Sia ben chiaro, questi film nascono con l’intento di creare situazioni surreali che possano suscitare un’ilarità becera e poco sofisticata, ma qua, purtroppo, si compie l’errore di sfociare in modo eccessivo nella volgarità e nella pochezza. Il film acquisisce subito un ritmo veloce, disegnando la situazione e i personaggi, facendoci capire subito la tipologia di gag che ci accompagnerà per tutta l’ora e mezza di film. La Wilson incarna il suo solito personaggio sfacciato, bocca larga e con continui rimandi alla sfera sessuale; l’Hathaway, all’opposto, interpreta la donna fine, ricca e di classe, giocando con una certa auto-ironia su certi stereotipi fisici che la riguardano anche di persona.





Certe gag sono più riuscite di altre e una risata riescono a strappartela. Tuttavia, a causa di una sceneggiatura elementare e un dosaggio esagerato di questi stereotipi di situazioni comiche, ancor prima di metà film, purtroppo, si insinua un sentimento che arriva al fastidio e all’insofferenza verso ciò che si sta vedendo. Tutto troppo caricato. 

Attenti a quelle due può andar bene ad un pubblico che cerca una commediuccia con poche pretese, a cui non turba la comicità esagerata e demenziale. Se non rientrate in quella cerchia, buttatevi su altro.