Esce oggi nelle sale italiane il nuovo film di Edgar Wright, Baby Driver. Se conoscete la filmografia del regista (L’alba dei Morti Dementi, Hot Fuzz, Scott Pilgrim) saprete benissimo che il suo stile è inconfondibile. Wright riesce nei suoi film ad unire regie fresche, montaggi originali, colonne sonore perfette e soprattutto storie magnetiche. Baby Driver non è da meno. Wright costruisce un film giovanile nel linguaggio ma molto vintage nel contenuto, dove, se raccontassimo il film ad un amico che non l’ha visto, ci accorgeremmo di narrare un film gangster anni 30. Il cast è di fascia alta: ben due premi Oscar in scena, ed in più altri attori che hanno fatto la loro fortuna nelle serie TV, e che si dimostrano all’altezza del grande schermo. Come dicevo all’inizio, nei film di questo regista la colonna sonora è molto importante, ed in questo film ne diventa il cuore. Il protagonista soffre di acufene, e per non sentire il fischio, passa la sua vita con le cuffiette: lo spettatore sarà letteralmente invaso da musica, dall’inizio alla fine. Queen, Beach Boys, Simon & Garfunkel e tanti altri. Importante quindi (la musica), sia nella narrazione, nell’accompagnare l’emozioni ma soprattutto nel montaggio: molteplici sono le sequenze dove tutto in scena va a tempo di musica. Proiettili, gesti, suoni, dialoghi.Tutti a favore della colonna sonora.  [continua sotto]




Il film accelera sul finale, facendo rotolare forse troppo velocemente la faccenda. Un quarto d’ora in più, con una spinta sull’approfondimento di alcune dinamiche avrebbe fatto diventare Baby Driver il film più riuscito del regista. Non lo è, ma ci troviamo davanti comunque al grande cinema, nato dal cuore, dall’amore per un arte che unisce luce, movimento, colori e in questo caso soprattutto musica, rendendo Baby Driver il primo film che suona la batteria.