A distanza di anni dalla chiusura di Centovetrine, una delle soap opera più amate della televisione italiana, l’attrice Daniela Fazzolari torna a raccontarsi in un’intima intervista. Dagli esordi nella danza classica fino al grande successo televisivo nel ruolo dell’iconica Anita Ferri, l’attrice ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera, svelando aneddoti dal set e parlando dei suoi progetti futuri.

Dalla danza classica al palcoscenico teatrale

Pochi sanno che il percorso artistico di Daniela Fazzolari ha radici nel mondo della danza classica e dello sci agonistico.  Praticata fin da bambina ad alti livelli, la danza ha dovuto cedere il passo quando, intorno ai 14-15 anni, la crescita fisica l’ha portata fuori dai rigidi canoni estetici dell’epoca.

«Mi resi conto che avrei continuato a fare danza classica ma non ai livelli a cui ambivo», confessa l’attrice. La forte mancanza del palcoscenico l’ha spinta così verso la recitazione. Dopo un percorso preparatorio, è riuscita a entrare nella prestigiosa accademia del Teatro Stabile di Torino, formandosi sotto la guida di veri e propri “mostri sacri” del teatro.

Il “destino disegnato” e l’arrivo a Centovetrine

L’ingresso nel cast di Centovetrine è arrivato quasi per un gioco del destino. Subito dopo aver terminato l’accademia, Daniela è stata notata grazie a un precedente lavoro televisivo girato con Jerry Calà e Umberto Smaila. La produzione cercava a Torino una figura con le sue caratteristiche per un recast (il personaggio era già stato avviato da un’altra attrice)

Entrata a riprese già iniziate da mesi, l’attrice si è trovata a dover rigirare moltissime scene. Il set era situato a San Giusto Canavese, un luogo isolato che ha contribuito a creare un legame unico tra attori e maestranze. «Non avevamo grande percezione di quello che stavamo facendo, giravamo 10-12 ore al giorno», racconta. Il bagno di folla e la consapevolezza del successo planetario sono arrivati solo con le prime uscite pubbliche e le ospitate a Buona Domenica.

Il legame con il cast e il dolore per Pietro Genuardi

Il vero segreto del successo della soap, secondo la Fazzolari, risiedeva nell’armonia del gruppo: una vera e propria squadra in cui tutti i reparti eccellevano. Gli attori vivevano vicini, organizzavano grandi cene e condividevano la quotidianità.

Ancora oggi, Daniela mantiene un rapporto speciale con Roberto Alpi e Pietro Genuardi, considerati le sue guide sul set. Proprio parlando del legame con i colleghi, l’attrice affronta con commozione il lutto che ha colpito la grande famiglia di Centovetrine: «La scomparsa di Pietro ci ha segnati profondamente tutti. Sapere che manca lui è quasi come pensare che veramente questa cosa sia finita»

Il cambio della TV e il doppio ruolo di Anita e Diana

Rispondendo ai motivi della chiusura della soap, l’attrice spiega che si è trattato di una metamorfosi del sistema televisivo ed economico. All’inizio, ogni puntata di Centovetrine costava tra i 70.000 e gli 80.000 euro. Con il tempo, le reti hanno preferito acquistare prodotti già confezionati dall’estero per ammortizzare i costi di produzione, riducendo drasticamente i budget per le lunghe serialità italiane.

Il suo personaggio, Anita Ferri, non era inizialmente destinato a una lunga permanenza, ma la sua complessità ha conquistato il pubblico. Dopo la tragica morte di Anita, la produzione propose a Daniela di ritornare sul set. Rifiutando l’idea di un “fantasma”, l’attrice ha lodato l’abilità degli sceneggiatori nel creare un background credibile che le ha permesso di interpretare la sorella gemella, Diana.

L’impegno sociale e i progetti futuri

Negli ultimi anni, Daniela Fazzolari ha dedicato molta della sua energia a progetti sociali e di beneficenza, portando messaggi importanti anche all’interno delle scuole. «Penso che chi fa il mio mestiere debba pensare che sia una missione. Le immagini sanno raccontare a volte molto più delle parole»

L’attrice ha infine svelato un importante progetto futuro: tra ottobre e novembre inizieranno ad Agrigento le riprese di un film tratto da un libro autobiografico incentrato sul tema, delicato e profondo, dell’adozione.