Fabio Volo ha pubblicato il suo nuovo libro,Tutto è qui per te. Nel romanzo il protagonista è Luca, un 50enne che si lascia, cerca nuove passioni, ritrova vecchi amori. E si confronta con tre donne molto risolte e forti. Intervistato dal Corriere, Volo ha commentato così la sua vita privata, colpita dalla recente relazione con Johanna, la madre dei suoi due figli.

È stato innamorato davvero nella vita?
«Migliaia di volte, mi innamoro anche delle giornate, dei libri, dei film…».

Sì, ma le storie importanti?
«La donna più importante della mia vita è stata ed è ancora la madre dei miei figli. Rimane lei, domani non so».

Nell’immaginario è visto come un grande conquistatore, un grande…
«Ho capito che cerca la parola per non offendermi: donnaiolo, vuole dire!».

Ecco.
«Avevo quell’immagine lì, dello womanizer, come dicono in inglese. Ma non mi appartiene più. Ho fatto le cose giuste negli anni giusti, non ho il regret di andare in discoteca a 51 anni, sarebbe un fallimento».

La prima volta?
«A 16 anni. Ero in Spagna, in vacanza. A quell’età cominciavano a farlo tutti, per cui dovevi farlo anche tu. Ho conosciuto una ragazza, non so neanche chi fosse. Non aveva niente a che fare con fare l’amore. Poi non è che da lì tutti i giorni, eh… Passò un anno prima che risuccedesse».

Quante donne hai avuto?
«Non le conto».

Qualche follia l’avrà fatta…
«Una sera con una ragazza decidiamo di appartarci dietro a un negozio della Decathlon, l’auto era sua, chiese a me di guidarla. Improvvisamente sento bussare alla portiera: era un carabiniere. Mi dico: è finita. Lui invece gentilissimo: “Ragazzi, attenti, questa zona non è raccomandabile”. Sollevo il finestrino e tiro un sospiro di sollievo. Un instante dopo lei mi fa: “Per fortuna che non ci ha chiesto i documenti, quest’auto l’ha rubata mio padre”. Oggi non sarei qui forse».

Luca vive l’esperienza con la ventenne Matilde. Neanche questa è reale?
«Non l’ho vissuta e non ti dico che sono contento (ride). Ma ho amici coetanei che hanno storie così. Oggi le 25enni sono più mature, evolute e fanno fatica a relazionarsi con uomini un po’ persi. Mentre i loro genitori se ne stanno su Instagram…».
«Quando ero giovane non c’erano i social, dopo scuola ci si trovava in piazza sulla panchina: si fumava di nascosto, limonavi. Avere una mamma di 55 anni, vestita sexy, che balla su TikTok è come se allora te la fossi trovata sulla panchina a fianco, a farsi le canne. Questi ragazzi non hanno più il riferimento di un adulto che sappia stare al suo posto».