Ci sono tanti, tantissimi caratteristi del cinema Italiano anni 80 che amiamo. Abbiamo già parlato di alcuni e continuiamo a farlo visto, appunto, la quantità spropositata di voci, volti, presenze che ci hanno tanto fatto ridere che troviamo in tantissime commedie nostrane. Stanno li, a volte importanti, a volte no. A volte compaiono una volta sola senza parlare, altre volte tornano più volte in scena. Questa volta vogliamo parlavi del grande (in tutti i sensi) Franco Diogene.

 





Diogene comincia dal teatro: nato a Catania ma “adottato” da Genova all’età di 5 anni, cominciò a recitare a teatro nel 1972. È stato una delle colonne del cinema popolare italiano, snobbato all’ epoca e rivalutato oggi dalla critica, un caratterista dalla presenza corpulenta e la voce inconfondibile che ogni spettatore riconosceva immediatamente nei quasi cento film girati a partire da «Teresa la ladra» con Monica Vitti. Peccato mortale non citare la sua presenza in super cult come Sabato, domenica e venerdì, La casa stregata, Attila flagello di Dio, Il ragazzo di campagna, 7 chili in 7 giorni e La classe non è acqua, Grand Hotel Execlsior. La pellicola però che amava di più era «Fuga di mezzanotte» (1978) di Alan Parker. Il film venne presentato in concorso al 31º Festival di Cannes e ricevette sei candidature ai Premi Oscar 1979, aggiudicandosi due statuette per la sceneggiatura di Stone e la colonna sonora di Giorgio Moroder. Diogene andava fiero della lettera di ringraziamento per la professionalità che il regista gli aveva inviato: Diogene infatti in quella occasione interpreta un losco avvocato Vesil e recita incredibilmente in turco.




Padrone com’era anche della lingua inglese fu chiamato per altri film internazionali come «Il nome della rosa» e «Tentacoli», accanto a Henry Fonda e John Huston. Diogene, che era anche laureato in Psicologia, non aveva mai dimenticato il cabaret ed era diventato il patron regionale del concorso Miss Top Model Universe, animato con quella simpatia che, unita all’ umiltà e alla bontà che gli si riconosceva, nessuno potrà mai dimenticare. Tra i suoi ultimi film segnaliamo una parte ne “La sindrome di Stendhal” di Dario Argento, e “Boom” del 1999, sua ultima apparizione. In alcuni film come “La casa stregata” o “Delitto a Porta Romana” fu doppiato. Aveva superato con grinta i tanti problemi di salute che lo avevano colpito negli ultimi anni di vita, la mattina del 27 maggio 2005 però, all’ospedale di San Martino di Genova, dov’ era ricoverato dal 12 maggio, un attacco cardiaco gli è stato fatale. Se n’ è andato, a 57 anni lasciando la moglie Mariella e la figlia Giusy. Franco entra di diritto li nell’olimpo dei grandi caratteristi Italiani, senza ombra di dubbio. Chissà se si siederà in qualità di assessore, o di Armatore.