San Valentino è terra fertile per la cinematografia di Gabriele Muccino, ed ecco che a un anno esatto di distanza dall’uscita di A casa tutti bene, il regista romano torna sul grande schermo a metà febbraio con la sua ultima fatica Gli anni più belli.

Sulla scia del precedente film, anche questo si caratterizza per l’elemento ‘corale’, seppur in misura più limitata. Questa volta, infatti, siamo immersi nella storia di quattro amici Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo, (Kim Rossi Stuart) e Riccardo (Claudio Santamaria), raccontata nell’arco di quarant’anni, dal 1980 ad oggi. Un arco temporale importante, per raccontare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, passando in rassegna tutte le speranze, gli amori, le delusioni e i successi di questi quattro amici, ma allo stesso tempo dell’Italia intera.

Se c’è un grande merito da evidenziare a Gli anni più belli è proprio questo: durante la visione ci sentiamo vicini e partecipi a quelle storie, le comprendiamo, come se le avessimo vissute un po’ tutti, chi più chi meno. Si tratta di un affresco di vita italiana tangibile, che racconta passato, presente e futuro sotto una profonda lente di riflessione. Tale facilità di immedesimazione e attaccamento (non sempre riscontrabile nella filmografia muccininiana) la rende forse la sua opera più adulta e matura. Come affermato dal regista stesso in conferenza, è un film pregno di tutto quello che Muccino ha vissuto nella sua idea di cinema, un calderone di omaggi e riferimenti ai maestri della settima arte, da Zavattini, Scola, Risi e Fellini. 




Un’altro spunto di riflessione risiede nell’inedito ottimismo del finale: non siamo di fronte al consueto rapporto amoroso o familiare pessimisticamente finito in tragedia. No, stavolta il fulcro di tutto sono le radici, l’amicizia e un amore superiore capace di attraversare quattro decenni, perdersi, scalfirsi, per poi riemergere con tutte le cicatrici che però il tempo è stato in grado di lenire. Anche il solito gusto per il dramma e gli amori melensi di Muccino (che comunque sono presenti eh, qualora i masochisti cronici si stessero preoccupando), ma il tutto risulta più bilanciato e in armonia estetica con la storia. 

Bello anche ripercorrere nel dettaglio le annate passate, tra fotografia retrò e un’alternanza di cast giovani/adulti che è stata davvero curata, a tratti impressionante per la somiglianza. 

Per concludere, Gli anni più belli risulta un bell’esperimento filmico, dove è evidente tutto l’amore di Gabriele Muccino per il cinema con il quale è cresciuto. Una storia che fa sorridere, commuovere e, con un pizzico di melanconia, anche riflettere.

Al cinema dal 13 febbraio.

In calce alcuni video tratti dalla conferenza stampa del film: