Guido Nicheli nasce a Bergamo il 24 Luglio 1934. Dopo il diploma lavora come odontotecnico nelle studio medico dentistico del cugino, impiego che manterrà fino alla fine degli anni Ottanta nonostate la popolarità conquistata. Negli anni Sessanta arrotonda lo stipendio lavorando come rappresentante di liquori ed entra così in contatto con la vita notturna milanese, in particolare quella che gravita attorno allo storico locale Derby.

 

Qui conosce Stefano Vanzina, Teo Teocoli e Renato Pozzetto, amici di una vita. Per gli amici è Dogui, soprannome che è l’anagramma del suo nome: semplice semplice come spiegazione. Tra le amicizie più celebri quella con il pittore spagnolo Salvador Dalì, di cui è stato spesso ospite a Cadaques. Era pur sempre un signore che proveniva dalla povertà. In più aveva perduto il papà da piccolo, e l’assenza di un padre contribuì a fargli maturare l’idea che nella vita bisogna farsi da sé, sviluppando una forte indipendenza. Quindi tutt’altro che una persona superficiale, anche se poteva sembrare così vedendolo nei film, o nelle serate in Costa Smeralda dove a un certo punto appariva sul palco, dispensando pillole di «doguismo» agli astanti. Non importava che fosse un attore mediocre perché in realtà la bravura di Nicheli consisteva nell’essere se stesso, senza bisogno di studiare il copione. Copione che oltretutto, da interprete improvvisato quale era, non era in grado di memorizzare. Lo ricordano bene i protagonisti di I ragazzi della terza C, serie tivù attraverso cui Nicheli, nei panni dell’imprenditore Zampetti, ebbe la definitiva consacrazione. 

 

Negli ultimi anni Guido Nicheli ha vissuto tra Zelata di Bereguardo (vicino a Pavia) e la Sardegna, interpretando ruoli in telefilm e promozioni televisive prima di tornare per l’ultima volta sul grande schermo nel 2006 con “Vita Smeralda” di Jerry Calà, suo grande amico e compagno di scena. Nicheli è morto nel pomeriggio del 28 ottobre 2007 all’ospedale di Desenzano del Garda per un ictus fulminante, all’età di 73 anni.
È sepolto nel cimitero di Zelata; sul suo monumento funebre campeggia una frase emblematica del suo repertorio: “See you later”.

 

Un personaggio dunque che ha fatto la storia, a metà tra il costruito e il vero. Costruito perchè, come normale che sia, se vieni identificato in ruolo, in uno stile, finisci per diventare tutt’uno con quello trasformandoti da bandiera rappresentativa del movimento. Infondo questo era Nicheli, il cummenda. Il volto simbolo della Milano da Bere che ha cresciuto una generazione. Praticamente ha consacrato uno stile di vita tipico di quegli anni del benessere, e che forse potrebbe risultare difficile da riproporre in questo periodo, con il suo modo di fare e di dire (oggi scorrettissimo). E quante sono state le volte dove lo abbiamo voluto imitare, nelle situazioni più lussuose e di relax che si sono presentate nella nostra vita: e continueremo a farlo sicuramente pensando a lui. D’altronde “Sole, Whisky, e sei in pole position.”