Sequel che non raggiunge la stessa magia dell’originale, ma che ci riporta briosamente al “numero 17 di Viale dei Ciliegi” con un’ottima Emily Blunt, in grado di cogliere l’eredità lasciata dalla Mary Poppins di Julie Andrews. 

Dopo più di mezzo secolo, era difficile immaginarsi un ritorno sul grande schermo di un personaggio così iconico come quello di Mary Poppins. Già nel 2013 con Saving Mister Banks, la Disney ci aveva voluto regalare una storia che raccontasse la genesi del magico personaggio nato dalla penna della scrittrice Pamela Lyndon Travers. Cinque anni dopo, arriva un vero e proprio sequel volto ad omaggiare il musical diretto da Robert Stevenson, riscrivendo una nuova storia indipendente, ambientata nella stessa Londra ma vent’anni dopo.

Michael Banks (uno dei due bambini accuditi da Mary Poppins nell’originale) è ormai un uomo adulto con una famiglia tutta sua e ha accettato un impiego temporaneo presso la Banca di Credito di Londra, la stessa istituzione finanziaria in cui lavoravano suo padre e suo nonno. Michael vive con i suoi tre figli Annabel, John e Georgie ma, nonostante l’appoggio di sua sorella Jane, non se la passa bene in termini economici visti i tempi duri. È in questo contesto buio e deprimente che ritorna a bussare alla porta numero 17 di Viale dei Ciliegi la magica tata Mary Poppins, pronta a portare una bella dose di freschezza e felicità alla famiglia Banks.

La tata 2.0 di Emily Blunt 

Raccogliere un’eredità così importante come quella lasciata da Julie Andrews (vincitrice di un Oscar e Golden Globe) non dev’essere stato affatto facile. Emily Blunt, tuttavia, ha dimostrato di essere una candidata perfetta: la sua Mary Poppins è un mix di saccenza, vanità ma anche charme, capace di regalare brio soprattutto nei pezzi musicali e ballati nei quali se la cava egregiamente. Altrettanto bravo nel canto e nel ballo Lin-Manuel Miranda, interprete del lampionaio Jack, il quale però ha cucito addosso un personaggio che non brilla e non emerge. Al contrario, con minore minutaggio la stramba Zia Topsy di Meryl Streep ci regala forse una delle canzoni più orecchiabili dell’intero film. 

                     

Vanno menzionati piccoli camei e grandi ritorni over senior di due novantatreenni: quello di Dick Van Dyke, il Detective in Corsia che nel Mary Poppins del ’64 aveva il doppio ruolo di Bert lo spazzacamino e del presidente della banca, il signor Dawes (veramente identico tuttora) e la “Signora in Giallo” Angela Lansbury, protagonista di un piccolo cameo verso la fine del film nei panni della signora dei palloncini. 

Trama più articolata, colonna sonora inferiore

Rispetto all’originale, la narrazione del film diretto da Rob Mashall presenta sicuramente una trama più articolata, con tanto di missione e un ‘villain’ da sconfiggere (Colin Firth). Tanti intermezzi musicali accompagnano l’intera storia, con alcuni più riusciti di altri. C’è da dire che ci si aspettava molto di più dalla colonna sonora, purtroppo scialba e dimenticabile rispetto ai precedenti originali (Supercalifragilistichespiralidoso e Un poco di zucchero assolutamente lontani). 

Un sequel che serviva? 

Pochi dubbi sul fatto che Il ritorno di Mary Poppins sarà un successo al botteghino, visto l’enorme eco che il titolo evoca. Un po’ più in bilico, invece, l’effetto che il film possa avere su grandi e piccoli: come dimostrato da altri lungometraggi animati, i bambini di oggi sono attratti da prodotti più dinamici, ironici e attuali. Un balletto e un’animazione che passa dal reale al cartone con tanto di grafica retrò non ha di sicuro lo stesso effetto di un Coco o Gli Incredibili. Forse non troppo più stuzzicati dal tocco magico della tata resteranno gli adulti, che tuttavia hanno davanti un film godibile e dalla scenografia ammirabile.

In sintesi, Il Ritorno di Mary Poppins rende omaggio all’originale con molti richiami e cerca, con buoni intenti, di replicarne la magia mantenendo uno stile autoctono, però ci si aspettava un qualcosa di più trionfale che rimanesse maggiormente impresso.

Nelle sale a partire dal 20 dicembre.