Sono passati diciassette anni dall’uscita del primo X-Men, diretto da Bryan Singer uscito in Italia il 27 ottobre. Un film con qualche difetto che in realtà apriva la strada al secondo capitolo, ma che rimane molto importante per una serie di motivi. In primis per aver riabilitato il cinecomic insieme allo Spiderman di Sam Raimi e per aver fatto conoscere al grande pubblico Hugh Jackman, attore con una grande esperienza teatrale australiano nei panni di Wolverine. Un ruolo molto importante per un personaggio osannato da tutti i lettori di fumetti che all’inizio non vedevano di buon occhio il loro eroe privo del classico costume giallo ( come lo definirà Logan in questo film, “CALZAMAGLIA GIALLA“) affetto da amnesia e da atroci dolori, fisici e psicologici. Un ruolo che si è fatto strada piano piano fino ad entrare nei cuori di ogni appassionato della saga a causa del suo invecchiamento in ogni film che lo spinto adesso all’ultima interpretazione, al capolinea in Logan: The Wolverine in un ipotetico 2029.

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Diretto da James Mangold, già regista per Wolverine: L’immortale nel 2013, in questo terzo seguito siamo nel 2029. I mutanti non ci sono più, o meglio non ne nascono da un pezzo o sono morti a causa delle guerre interne ed esterno e gli X-Men non esistono più. Ci sono solo Wolverine (o meglio, Logan), che lavora come autista per feste private, e Charles Xavier (Patrick Stewart), novantenne con un grave forma di malattia degenerativa che rende il suo cervello, la più potente arma al mondo, letale per l’umanità con le sue crisi. Nel corso del film verranno fatti continui riferimenti a questa malattia che ha portato alla morte molte persone. Stando al confine in un posto isolato da tutti, i due ex X-MEN attendono solamente la pace o di trovare qualche soldo per andare in barca al mare ad aspettare la fine dei loro giorni. Nel frattempo il professor X entra in comunicazione telepatica con un’entità mutante di cui non si capisce se sia realtà e funzione. Lo si scopre quando un giorno una ragazzina di nome Laura entra in contatto con i due mutanti, che ha un  legame con Logan ignoto che può dare speranza a tutto il nuovo mondo mutando. Tale speranza è legata però alla sopravvivenza di Laura (è lei la potente X-23), motivo per cui l’uomo che fu Wolverine dovrà sfoderare di nuovo gli artigli e vedersela con i cattivi di turno.

Il film è nettamente superiore al resto dei cinecomic usciti fino ad ora nelle sale e può tranquillamente competere con la perfezione del  Cavalierie Oscuro di Christopher Nolan. Già dalla prima scena in apertura (uccisione di delinquenti latinos che tentavano di rubare l’auto del protagonista) si capisce che non siamo nei soliti film di supereroi con il lieto fine e gli abbracci al termine del film. Qui siamo in una carneficina completa, molto cruda e con molto sangue che scorre, accompagnata da teste mozzate, arti che volano trafitti e un declino psicologico di Wolverine e del Professor X che una volta erano eroi, ora sono sul viale del tramonto uniti ad alcol e medicine.

James Mangold dirige il film in maniera impeccabile e dona alla pellicola un’anima propria. Hugh Jackman si congeda bene dal suo personaggio che lo ha reso un’icona del cinema ed è perfetto nella sua recitazione trasferendo in maniera sublime una profonda emotività sia a Wolverine che anche ad ogni singolo spettatore. In questo terzo capitolo dell’eroe con gli artigli di adamantio, la sua personalità è separata sia da un senso paterno nel curare il suo amico Charles e la sua Laura (l’esordio dell’undicenne Dafne Keen è impressionante e sensazionale), che da una parte brutale, violenta ma anche rassegnata alla morte che forse è il suo unico desiderio reale .

In Logan, i temi principali sono il valore della famiglia, della vita, l’inerosabile destino dell’invecchiamento, la violenza,la speranza ma anche la rassegnazione di chi ha visto tutto e non ha più la forza per rilanciarsi

Il film sembra un western moderno ricco di tensione dall’inizio alla fine. Una lotta continua dall’inizio alla fine, due ore di pura azione e sangue. La violenza è ovunque e assicura un grande intrattenimento ma purtroppo siamo alla fine dello show iniziato più di quindici anni fa e come tutte le cose finiscono e anche qui finiranno. Un consiglio: superate inizialmente l’impatto con la vecchiaia dei protagonisti e preparatevi a rimanere incollati sulla sedia per tutta la durata del film, poichè di azione e di lacrime ce ne saranno!