Shining è uno di quei film che i manuali di cinema amano analizzare con estrema minuziosità, firmato da uno dei registi più celebrati dalla storia, Stanley Kubrick e adattato da un romanzo scritto da una delle menti creative più prolifiche degli ultimi trenta e passa anni, Stephen King.

Eletto al 2º posto tra i migliori film horror della storia del cinema dopo L’esorcista, ecco alcuni aneddoti e curiosità che riguardano Shining:

La divergenza tra King e Kubrick

Stephen King scrisse il libro The Shining nel 1977 e prima della sua uscita come lungometraggio, avvenuta nel 1980, lo scrittore ebbe solamente una conversazione nella fase di pre-produzione con Kubrick. Al termine del film, King non apprezzò le divergenze che Kubrick applicò alla fonte originale: ad oggi, si tende a considerare le due opere come due assolute e distinte creazioni.

Il romanzo di King è in gran parte autobiografico e intendeva lanciare riferimenti alla propensione che egli stesso, a causa di problemi di alcolismo, ebbe verso la pazzia e il paranormale. Kubrick rigettò la sceneggiatura di King e ne scrisse una nuova, con lo scopo di rendere il personaggio di Jack Torrance spiacevole fin dall’inizio. La Wendy Torrance del film, interpretata da Shelley Duvall, è definita da King “uno dei personaggi più misogini mai messo in un film. Sta lì praticamente solo per urlare ed essere stupida. Non è la donna che ho scritto io”.

Nel romanzo Jack guida un maggiolino rosso, proprio come quello che King guidava all’epoca. Kubrick cambia colore della macchina nel film, prendendone una gialla e oltre a ciò inserisce quella che sembra una scena butta a caso nella quale un maggiolino rosso si schianta sotto un tir. Per uno così attento ai dettagli, non può essere una coincidenza…

La genesi del film 

A causa dell’insuccesso commerciale e critico di Barry Lyndon, Stanley Kubrick si rese conto che doveva realizzare un film sia artisticamente soddisfacente sia sufficientemente fruibile dal grande pubblico. Come fu poi riferito a Stephen King, Kubrick ordinò al suo staff di portargli pile di libri horror e si rinchiuse nel suo ufficio per leggerli tutti. La segretaria di Kubrick udiva il suo capo lanciare i libri contro il muro e gettarli nell’immondizia dopo averne letto le prime pagine, finché, un giorno, s’accorse di un “innaturale” silenzio e, entrata a controllare il suo capo, trovò Kubrick immerso nella lettura di Shining”.

Parlando del tema del film, Kubrick affermò che «c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nella personalità umana. C’è una parte malvagia. Una delle cose che le storie horror possono fare è mostrare gli archetipi dell’inconscio; possiamo vedere la parte malvagia senza doverci confrontare con essa in modo diretto»

Le scelte di casting

Prima che Jack Nicholson venne scelto come attore per interpretare Jack Torrance, Kubrick prese in considerazione altri attori, tra cui Robert DeNiro, Robin Williams e Harrison Ford che però incontrarono la disapprovazione di King. Nella ricerca dell’attore giusto per il ruolo del figlio Danny, Kubrick mandò due suoi dipendenti, a Chicago, Denver e Cincinnati per creare un campione di interviste fatte a 5000 ragazzini in un periodo di sei mesi. Queste tre città vennero scelte da Kubrick per trovare un ragazzino con un accento a metà tra quello di Nicholson e quello della Duvall.

Il cameo di King

Nonostante si fosse lamentato del film, anche dopo la morte di Kubrick avvenuta nel 1999, King decise di apparire in un cameo, come direttore d’orchestra nella scena della festa da ballo.

Riprese

Le riprese del film durarono più di un anno, per un periodo arduo e lungo, spesso con giornate molto stressanti, vista la natura altamente meticolosa di Kubrick.

Shelley Duvall, che confidava in tempi più brevi (appena sedici settimane), non andava d’accordo col regista, discutendo spesso sul set riguardo alle battute, sul suo modo di recitare e tant’altro. L’attrice subì un tale stress al punto da ammalarsi ed iniziò a perdere i capelli. Scatman Crothers, interprete di Halloran, fu appesantito dal ritmo di produzione al punto da minacciare l’abbandono del set;. Joe Turkel, interprete del barista Lloyd, riferì in un’intervista delle lungaggini per le riprese della scena del bar, arrivando a sei settimane, fino a lavorare anche tredici ore al giorno, aggiungendo che, a fine giornata, i suoi abiti erano intrisi di sudore.

Il copione subiva continui cambiamenti, anche nella stessa giornata, aumentando così la pressione sugli attori. Jack Nicholson ad un certo punto sarebbe diventato così frustrato da gettarne le copie fornitegli dalla troupe, sapendo che in ogni caso sarebbe stato modificato. L’attore, infatti, imparava gran parte delle battute all’impronta, pochi minuti prima dell’inizio delle riprese.

L’hotel infestato

L’Overlook Hotel descritto nel libro di King prende spunto da un hotel vero in Colorado, lo Stanley Hotel, dove King e la moglie soggiornarono nel 1973. Da molti superstiziosi, esso è considerato uno degli hotel più infestati di tutta l’America.

Jack Nicholson e l’abilità con l’ascia

Nel corso della sua vita Jack Nicholson lavorò come pompiere volontario. Quando venne il momento, quindi, di rompere la porta con un’ascia (forse la scena più celebre del film), l’attore, grazie alla sua abilità, la ruppe troppo velocemente e gli addetti dovettero rimpiazzarla con una porta vera. Per quella scena, vennero rotte in totale 60 porte.

Il sequel

Nel 2013 è uscito il sequel del libro, “Doctor Sleep” incentrato sulle vicende del figlio, Danny Torrance. Nel 2019 è uscito anche l’adattamento cinematografico, con protagonista Ewan McGregor.