Dopo Crimson Peak, Del Toro torna al cinema con una fiaba che si riavvicina al suo stile: The Shape Of Water. In brevissimo: una donna delle pulizie di un laboratorio governativo scopre un essere di provenienza sconosciuta che viene tenuto nascosto al mondo. Nascerà così un amore improbabile, ma non impossibile, tra un freak destinato alla morte e una donna sola ma soprattutto muta. Fra complotti, violenze, sogni, e drammi di vita quotidiana, Del Toro da vita ad un film dolce, poetico e di grande impatto visivo: non un impatto generato dai dollari e quindi da effetti speciali massicci, ma generato da una sapiente scelta dei colori da utilizzare, che ampliano e suggeriscono certe sensazioni da provare durante la visione. [continua]




Il mostro è molto simile all’uomo pesce di Hellboy ma ancora più marcata (e sensata) la somiglianza con Il Mostro Della Laguna Nera. Si perché The Shape Of Water, utilizza in partenza delle atmosfere da cinema classico, tipicamente anni 50, aggiungendo però una sana dose di violenza e realismo. Ed è qui la forza di un grande regista: nel film passeremo attraverso la fantascienza, il dramma, romance, si sfiorerà il musical, ma sempre con coerenza e logicità. Si possono riconoscere delle dinamiche già viste né La Bella e La Bestia, o delle situazioni Burtoniane come Edward Mani Di Forbice, ma nessuno di questi film ha lo stesso messaggio da passare o lo stesso strato emozionale da raggiungere. La colonna sonora è molto importante per un tipo di storia del genere, e il compositore ha centrato in pieno l’atmosfera: in bilico fra il dolce e la paura che è infondo il binomio di questo film. Il Festival di Venezia diventa fantasy per un giorno, con un film che riesce a toccare corde profonde dell’anima ma senza passare per soluzioni classiche da film strappalacrime, tenendo così nella sua vena citazionistica e colma di spunti vintage, una forte originalità, nella forma e nella sostanza. The Shape Of Water non è il capolavoro di Del Toro, poteva scavare ancora di più aumentando la dose di pathos ed approfondendo di più i personaggi, per presentare a fine film un conto più salato in termini di lacrime visto che ne aveva la possibilità; resta comunque una fiaba dolce, romantica, malinconica, dove non importa esseri diversi: non esiste diversità quando due persone decidono di condividere la propria storia, il proprio cuore, il proprio amore.