Terence Hill è stato intervistato da Vanity Fair, dove ha raccontato molti aneddoti dei suoi film, soffermandosi maggiormente su “Lo Chiamavano Trinità”

FILM E TRAILER

Lo chiamavano Trinità… è un film italiano del 1970 scritto e diretto da E.B. Clucher, regista anche del sequel …continuavano a chiamarlo Trinità uscito un anno dopo. È un western all’italiana in versione commedia.

È considerato un “classico” del cinema italiano, sia per gli amanti del genere commedia sia di quello western, anche se si tratta principalmente di una sobria e divertente parodia dei più cruenti spaghetti-western, nata sulla loro proficua scia degli anni sessanta e settanta, di cui ricalca fedelmente lo stile, in cui le consuete sparatorie vengono sostituite dalle scazzottate della coppia Bud Spencer e Terence Hill, vero e proprio “marchio di fabbrica”, che hanno reso famose nei loro svariati film.

LA DICHIARAZIONE DI TERENCE HILL

Ecco cosa ha detto Terence Hill a Vanity Fair.

Una volta Bud Spencer dichiarò che nonostante nei vostri film ci fossero sempre state delle straordinarie mangiate, delle altrettanto straordinarie bevute e tante tante botte, nella vita reale non vi siete mai sbronzati, né abbuffati, tanto meno picchiati. Su questa ultima non ho il minimo dubbio, anzi. Sulle prime due invece che mi dice, conferma? A tal proposito ci spiega con quanta fame dovevate arrivare per girare quelle scene in cui mangiavate con una foga senza eguali?


«Non ci siamo mai sbronzati, ma abbuffati sì. Bud sul set aveva una cuoca personale. Arrivato sul set, la prima cosa che Bud faceva era una lista dei cibi per pranzo che poi consegnava a Ida. La pasta però c’era sempre, era obbligatoria. Io pranzavo sempre con lui nella sua roulotte. Si lamentava che io mangiassi più di lui, ma che non ingrassassi. Per la scena in cui Trinità mangiava una grossa padella piena di fagioli, io digiunai per 36 ore. Affamato com’ero, me li mangiai tutti, inclusa la scarpetta. Quando il film uscì Enzo Barboni mi disse: “Sai perché questa scena piace tanto? Perché gli italiani hanno una fame atavica”».

 

FONTE VANITYFAIR